Prontuario Farmaceutico

Il miglior prontuario farmaceutico

Gazyvaro INF 1FL 1000MG/40ML

Soluzione per infus polv conc in flacone

€ 6224.49

Farmaco solo uso ospedaliero

Classe H

Principio attivoObinutuzumab
GruppoAltri antineoplastici
ATCL01XC15 - Obinutuzumab
RicettaOsp - uso ospedaliero
SSNNon concedibile
ProduttoreRoche registration gmbh
ConservazioneDa +2 a +8 gradi
Tabella stupefacentiTAB.5 F.U. XII
GlutineNon contiene glutine    
LattosioNon contiene lattosio   
Codice AICA043533013

Indicazioni - Posologia - Controindicazioni - Avvertenze e precauzioni - Interazioni - Gravidanza e allattamento - Effetti indesiderati - Conservazione

Indicazioni

Gazyvaro in associazione a clorambucile è indicato nel trattamento di pazienti adulti affetti da leucemia linfatica cronica (LLC) non pretrattata e con comorbilità che li rendono non idonei a una terapia a base di fludarabina a dose piena (vedere paragrafo 5.1).

Posologia

Gazyvaro in associazione a clorambucile è indicato nel trattamento di pazienti adulti affetti da leucemia linfatica cronica (LLC) non pretrattata e con comorbilità che li rendono non idonei a una terapia a base di fludarabina a dose piena (vedere paragrafo 5.1).

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

Avvertenze e precauzioni

Per migliorare la tracciabilità dei medicinali biologici, il nome commerciale e numero di lotto del prodotto somministrato devono essere registrati (o dichiarati) chiaramente nella cartella clinica del paziente. Reazioni correlate all’infusione (IRR) Nei pazienti in terapia con Gazyvaro le reazioni avverse al farmaco (Adverse Drug Reaction, ADR) più frequentemente osservate sono state le IRR, verificatesi prevalentemente durante l’infusione dei primi 1.000 mg. Nei pazienti trattati con terapie combinate volte alla prevenzione delle IRR (glucocorticoidi, analgesici/antistaminici orali, sospensione di trattamenti antipertensivi durante la mattina della prima infusione e somministrazione nell’arco di due giorni della dose relativa al Giorno 1 del Ciclo 1), descritte nel paragrafo 4.2, è stata riscontrata una diminuzione dell’incidenza delle IRR di qualsiasi grado. I tassi delle IRR di grado 3–4 (basati su un numero relativamente esiguo di pazienti) si sono rivelati simili prima e dopo l’adozione delle misure di mitigazione, a cui occorre attenersi al fine di ridurre le IRR (vedere paragrafo 4.2). L’incidenza e la severità dei sintomi correlati all’infusione sono sensibilmente diminuite dopo che i primi 1.000 mg infusi, e la maggior parte dei pazienti non ha sviluppato IRR durante le successive somministrazioni di Gazyvaro (vedere paragrafo 4.8). Benché nella maggioranza dei pazienti le IRR siano state di intensità da lieve a moderata e gestibili interrompendo temporaneamente la prima infusione o rallentandone la velocità, sono state segnalate anche IRR severe e potenzialmente letali che hanno richiesto un trattamento sintomatico. Le IRR possono essere clinicamente indistinguibili dalle reazioni allergiche immunoglobuline E (IgE)–mediate (per es. anafilassi). I pazienti con elevato carico tumorale (ossia elevata conta linfocitaria nel sangue periferico [> 25 x 109/l] in pazienti con LLC) possono essere esposti a un rischio maggiore di IRR severe. I pazienti con compromissione della funzionalità renale (Cl Cr < 50 ml/min) e i pazienti con indice di comorbilità (Cumulative Illness Rating Scale, CIRS) > 6 e Cl Cr < 70 ml/min sono esposti a un rischio maggiore di IRR, incluse IRR severe (vedere paragrafo 4.8). Con Gazyvaro sono stati inoltre segnalati casi di sindrome da rilascio di citochine. Per informazioni sulla profilassi vedere paragrafo 4.2. Se il paziente manifesta una IRR, l’infusione deve essere gestita in funzione del grado della reazione. Per le IRR di grado 4 l’infusione deve essere sospesa e la terapia definitivamente interrotta. Per le IRR di grado 3 l’infusione deve essere temporaneamente sospesa e i sintomi devono essere trattati con la somministrazione di terapie farmacologiche appropriate. Per le IRR di grado 1–2 la velocità di infusione deve essere rallentata e i sintomi devono essere trattati in modo appropriato. L’infusione può essere ripresa alla risoluzione dei sintomi, eccetto a seguito dell’insorgenza di IRR di grado 4, a una velocità ridotta che non superi la metà rispetto a quella precedentemente adottata e, se il paziente non manifesta lo stesso evento avverso con la stessa severità, è possibile ripristinare l’aumento graduale della velocità di infusione agli incrementi e intervalli appropriati per la dose terapeutica. Se la precedente velocità di infusione non è stata ben tollerata, occorre attenersi alle istruzioni relative all’infusione del Giorno 1 e Giorno 2 del Ciclo 1 (vedere Tabella 3 riportata nel paragrafo 4.2). Ai pazienti non devono essere somministrate ulteriori infusioni di Gazyvaro nel caso in cui questi manifestino: • sintomi respiratori acuti potenzialmente letali, • una IRR di grado 4 (ossia potenzialmente letale), oppure • una IRR di grado 3 per la seconda volta (prolungata/ricorrente), successivamente alla ripresa della prima infusione o durante un’infusione successiva. I pazienti che presentano una patologia cardiaca o polmonare pre–esistente devono essere attentamente monitorati per l’intera durata dell’infusione e nel periodo successivo ad essa. Durante il tempo in cui Gazyvaro viene infuso per via endovenosa potrebbe verificarsi ipotensione. Pertanto, si deve valutare la sospensione di trattamenti antipertensivi nelle 12 ore precedenti e per tutta la durata di ciascuna infusione di Gazyvaro, nonché nella prima ora successiva alla somministrazione. Per i pazienti esposti a un rischio acuto di crisi ipertensiva devono essere valutati i rischi e i benefici connessi alla sospensione della terapia antipertensiva assunta. Reazioni di ipersensibilità, fra cui anafilassi Nei pazienti trattati con Gazyvaro è stata riferita anafilassi. Le reazioni correlate all’infusione possono essere difficilmente distinguibili dalle reazioni di ipersensibilità. Se durante l’infusione si sospetta l’insorgenza di una reazione di ipersensibilità (ad es. sintomi che si verificano solitamente dopo la precedente esposizione e molto raramente con la prima infusione), l’infusione deve essere sospesa e il trattamento definitivamente interrotto. I pazienti con ipersensibilità IgE–mediata nota a obinutuzumab non devono essere trattati (vedere paragrafo 4.3). Sindrome da lisi tumorale (TLS) Con l’uso di Gazyvaro è stata segnalata sindrome da lisi tumorale (TLS). I pazienti ritenuti a rischio di TLS (ovvero pazienti che presentano una elevata massa tumorale e/o un’elevata conta dei linfociti circolanti [> 25 x 109/l]) e/o una compromissione della funzionalità renale (Cl Cr <70 ml/min) devono ricevere una profilassi. La profilassi deve consistere in un’adeguata idratazione e somministrazione di uricostatici (per es. allopurinolo) o in un idoneo trattamento alternativo quale un urato–ossidasi (per e.s. rasburicase), 12–24 ore prima dell’infusione di Gazyvaro, secondo la pratica clinica corrente (vedere paragrafo 4.2). Tutti i pazienti considerati a rischio devono essere attentamente monitorati durante i giorni iniziali del trattamento in particolare in relazione alla funzionalità renale, ai valori di potassio e acido urico. Eventuali ulteriori trattamenti come da linee guida, in accordo alla pratica clinica corrente, devono essere seguite. Il trattamento della TLS include la correzione delle anomalie elettrolitiche, il monitoraggio della funzionalità renale, il mantenimento del bilancio idrico e la somministrazione di trattamenti di supporto, compresa dialisi, se indicata. Neutropenia Durante il trattamento con Gazyvaro è stata segnalata neutropenia severa e potenzialmente letale, compresa neutropenia febbrile. I pazienti che manifestano neutropenia devono essere attentamente monitorati con periodici esami di laboratorio fino alla risoluzione. Nel caso in cui si riveli necessario il trattamento, questo deve essere somministrato in base alle linee guida locali e deve essere valutata la somministrazione di fattori stimolanti le colonie granulocitarie (G–CSF). Qualsiasi segno di infezione concomitante deve essere trattato in modo appropriato. Nell’eventualità in cui si manifesti neutropenia severa o potenzialmente letale occorre valutare la possibilità di ritardare la dose. E’ fortemente raccomandato che pazienti con neutropenia severa e di lunga durata (> 1 settimana) debbano ricevere profilassi antimicrobica per tutto il periodo di trattamento fino al raggiungimento al grado 1 o 2. Deve essere considerata anche una profilassi antivirale e antifungina. Sono stati altresì riferiti casi di neutropenia a insorgenza tardiva (verificatasi 28 giorni dopo la fine del trattamento) o di neutropenia prolungata (durata oltre 28 giorni dopo il completamento/l’interruzione del trattamento). I pazienti con compromissione della funzionalità renale (Cl Cr < 50 ml/min) sono esposti a un rischio maggiore di neutropenia (vedere paragrafo 4.8). Piastrinopenia Durante il trattamento con Gazyvaro è stata osservata piastrinopenia severa e potenzialmente letale, compresa piastrinopenia acuta (verificatasi nelle 24 ore successive all’infusione). I pazienti con compromissione della funzionalità renale (Cl Cr < 50 ml/min) sono esposti a un rischio maggiore di piastrinopenia (vedere paragrafo 4.8). Durante il Ciclo 1, nei pazienti trattati con Gazyvaro sono stati altresì segnalati eventi emorragici con esito fatale. Tuttavia, non è stata stabilita alcuna correlazione tra la piastrinopenia e gli eventi emorragici. I pazienti devono essere attentamente monitorati per la comparsa di piastrinopenia, in particolare durante il primo ciclo di trattamento; devono essere eseguiti esami di laboratorio con cadenza periodica fino alla completa risoluzione dell’evento e, nel caso di piastrinopenia severa o potenzialmente letale, deve essere preso in considerazione un ritardo nella somministrazione della dose. La trasfusione di prodotti ematici (ossia trasfusione piastrinica) secondo la prassi sanitaria è a discrezione del medico curante. Inoltre, occorre valutare, in particolare durante il primo ciclo di trattamento, l’uso di qualsiasi terapia concomitante potenzialmente in grado di peggiorare gli eventi correlati alla piastrinopenia, quali inibitori piastrinici e anticoagulanti. Peggioramento della malattia cardiaca pre–esistenteNei pazienti affetti da malattia cardiaca pre–esistente in terapia con Gazyvaro si sono verificati aritmie (quali fibrillazione atriale e tachiaritmia), angina pectoris, sindrome coronarica acuta, infarto del miocardio e insufficienza cardiaca (vedere paragrafo 4.8). Tali eventi possono verificarsi nell’ambito di una reazione all’infusione e avere esito fatale. Pertanto i pazienti con anamnesi di malattia cardiaca devono essere attentamente monitorati, nonché idratati con cautela al fine di prevenire un possibile sovraccarico di liquidi. Infezioni Gazyvaro non deve essere somministrato in presenza di un’infezione attiva e occorre prestare attenzione nel valutare l’uso di questo medicinale in pazienti con anamnesi di infezioni ricorrenti o croniche. Gravi infezioni batteriche e fungine e infezioni virali di nuova insorgenza o riattivate possono verificarsi durante la terapia con Gazyvaro e dopo il suo completamento. Sono state segnalate infezioni con esito fatale. I pazienti con indice CIRS > 6 e Cl Cr < 70 ml/min sono esposti a un rischio maggiore di infezioni, incluse infezioni severe (vedere paragrafo 4.8). Riattivazione dell’epatite B Nei pazienti trattati con anticorpi anti–CD20, compreso Gazyvaro, può verificarsi riattivazione del virus dell’epatite B (Hepatitis B virus, HBV), che in alcuni casi può comportare epatite fulminante, insufficienza epatica e decesso (vedere paragrafo 4.8). Lo screening per il virus dell’epatite B deve essere effettuato in tutti i pazienti prima di iniziare il trattamento con Gazyvaro e deve almeno includere la determinazione dell’antigene di superficie dell’epatite B (Hepatitis B surface Antigen, HBsAg) e dell’anticorpo anti–core dell’epatite B (Hepatitis B core Antibody, HBcAb). Questi test possono poi essere integrati con altri marcatori appropriati secondo le linee guida locali. I pazienti con infezione attiva da epatite B non devono essere trattati con Gazyvaro. I pazienti con sierologia positiva per epatite B devono essere valutati da un epatologo prima dell’inizio del trattamento e devono essere monitorati e seguiti secondo gli standard clinici locali al fine di prevenire la riattivazione dell’epatite. Leucoencefalopatia multifocale progressiva (Progressive Multifocal Leukoencephalopathy, PML) Nei pazienti trattati con Gazyvaro è stata segnalata leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) (vedere paragrafo 4.8). Si deve prendere in considerazione una diagnosi di PML in qualsiasi paziente che presenti manifestazioni neurologiche di nuova insorgenza o alterazioni delle manifestazioni neurologiche pre–esistenti. I sintomi indicativi di PML sono aspecifici e possono variare a seconda della regione cerebrale interessata. Sintomi motori con manifestazioni del tratto corticospinale (per es. debolezza muscolare, paralisi e disturbi del sensorio), anomalie sensoriali, sintomi cerebellari e difetti del campo visivo sono comuni. È possibile che si verifichino alcuni segni/sintomi considerati "corticali" (per es. afasia o disorientamento visuo–spaziale). La diagnosi di PML include, tra l’altro, un consulto neurologico e la conferma con RM cerebrale e rachicentesi (analisi del liquido cerebrospinale per il rilevamento del DNA del virus John Cunningham). Durante l’esecuzione degli accertamenti per possibile PML la terapia con Gazyvaro deve essere sospesa e in caso di conferma di PML definitivamente interrotta. Si deve inoltre prendere in considerazione l’interruzione o la riduzione di qualsiasi chemioterapia o trattamento immunosoppressivo concomitante. Il paziente deve essere indirizzato a un neurologo per la valutazione e il trattamento della PML. Immunizzazione Non è stata studiata la sicurezza dell’immunizzazione con vaccini virali vivi o attenuati a seguito alla terapia con Gazyvaro e, pertanto, la vaccinazione con vaccini con virus vivo non è raccomandata durante il trattamento o fino al recupero dei linfociti B. Esposizione in utero a obinutuzumab e vaccinazione di neonati con vaccini con virus vivo A causa della potenziale deplezione dei linfociti B in neonati esposti a obinutuzumab durante la gravidanza, questi ultimi devono essere monitorati per l’insorgenza di deplezione dei linfociti B e la vaccinazione con vaccini con virus vivo deve essere posticipata fino a quando la conta dei linfociti B del neonato non si sia ristabilita (vedere paragrafo 4.6).

Interazioni

Non sono stati effettuati studi di interazione. Interazioni farmacocinetiche Poiché obinutuzumab non è un substrato, un inibitore o un induttore del citocromo P450 (CYP450), degli enzimi uridina difosfato glucuroniltransferasi (UGT) e di trasportatori quali la P–glicoproteina, non è prevista alcuna interazione farmacocinetica con medicinali notoriamente metabolizzati da tali sistemi enzimatici. Interazioni farmacodinamiche A causa dell’effetto immunosoppressivo di obinutuzumab la vaccinazione con vaccini con virus vivo non è raccomandata durante il trattamento e fino al ripristino dei linfociti B (vedere paragrafo 4.4). L’associazione di obinutuzumab e clorambucile può incrementare la neutropenia (vedere paragrafo 4.4).

Effetti indesiderati

Riassunto del profilo di sicurezza Le reazioni avverse da farmaco descritte nel presente paragrafo sono state individuate durante il trattamento e il periodo di follow–up nello studio clinico registrativo BO21004/CLL11 che ha valutato la somministrazione di Gazyvaro in associazione a clorambucile rispetto a clorambucile in monoterapia (Stage 1) o rituximab più clorambucile (Stage 2). L’81% dei pazienti trattati con Gazyvaro in associazione a clorambucile ha ricevuto tutti e 6 i cicli di trattamento rispetto all’89% dei pazienti nel braccio trattato con rituximab più clorambucile e al 67% dei pazienti nel braccio trattato con clorambucile in monoterapia. Le reazioni avverse da farmaco osservate più frequentemente in pazienti che hanno ricevuto Gazyvaro sono state le reazioni all’infusione, che sono avvenute nella maggior parte dei pazienti durante il primo ciclo (vedere paragrafo 4.4). L’incidenza dei sintomi correlati all’infusione è diminuita sensibilmente dal 65% con l’infusione dei primi 1.000 mg di Gazyvaro a meno del 3% con le infusioni successive. Nello studio registrativo si sono verificate neutropenia e piastrinopenia rispettivamente nel 41% e nel 15% dei pazienti, con un’incidenza delle infezioni di grado 3–5 del 16% nel braccio di trattamento con Gazyvaro più clorambucile (vedere paragrafo 4.4). Altre reazioni avverse da farmaco gravi riportate durante lo sviluppo clinico comprendono sindrome da lisi tumorale, eventi cardiaci e, in casi molto rari, PML (vedere paragrafo 4.4). La Tabella 4 presenta una sintesi delle reazioni avverse da farmaco verificatesi con un’incidenza maggiore (differenza ≥ 2%) nei pazienti trattati con Gazyvaro più clorambucile rispetto a clorambucile in monoterapia o rituximab più clorambucile. Le frequenze sono definite come: molto comune (≥ 1/10), comune (≥ 1/100 e < 1/10), non comune (≥ 1/1.000 e < 1/100), raro (≥ 1/10.000 e < 1/1.000) e molto raro (≤ 1/10.000). All’interno di ciascun gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine di gravità decrescente. Tabella delle reazioni avverse Tabella 4 Sintesi delle reazioni avverse da farmaco segnalate con un’incidenza maggiore (differenza ≥ 2%) nei pazienti trattati con Gazyvaro più clorambucile rispetto a clorambucile in monoterapia o rituximab più clorambucile (Studio BO21004/CLL11) *

Frequenza Tutti i gradi % Gazyvaro + clorambucile Gradi 3–5 % Gazyvaro + clorambucile
Infezioni e infestazioni
Comune Infezione delle vie urinarie, rinofaringite, herpes orale, rinite‡, faringite Infezione delle vie urinarie
Non comune   Rinofaringite
Tumori benigni, maligni e non specificati (cisti e polipi compresi)
Comune Carcinoma squamocellulare della cute Carcinoma squamocellulare della cute
Patologie del sistema emolinfopoietico
Molto comune Neutropenia, piastrinopenia, anemia Neutropenia, piastrinopenia
Comune Leucopenia Anemia, leucopenia
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Comune Sindrome da lisi tumorale, iperuricemia Sindrome da lisi tumorale
Non comune   Iperuricemia
Patologie cardiache
Comune Fibrillazione atriale  
Non comune   Fibrillazione atriale
Patologie vascolari
Comune Ipertensione Ipertensione
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Comune Tosse  
Patologie gastrointestinali
Molto comune Diarrea  
Comune Stipsi Diarrea
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Comune Alopecia  
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Comune Artralgia, dorsalgia, dolore muscoloscheletrico al petto  
Non comune   Artralgia, dorsalgia, dolore muscoloscheletrico al petto
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione
Molto comune Piressia  
Non comune   Piressia
Esami diagnostici
Comune Riduzione della conta dei leucociti‡, riduzione della conta dei neutrofili, aumento ponderale Riduzione della conta dei leucociti‡, riduzione della conta dei neutrofili
Traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura
Molto comune Reazioni all’infusione Reazioni all’infusione
* In tutti i gradi o nei gradi 3–5.
Non sono state osservate reazioni avverse di grado 5 con una differenza ≥ 2% tra i bracci di trattamento.
‡ Mentre nello stage 1 dello studio l’evento è stato segnalato con una differenza ≥ 2% tra i bracci di trattamento, con l’aggiornamento dello stage 1 e i dati relativi allo stage 2 questo non è stato più segnalato con una differenza ≥ 2% tra i bracci di trattamento.
Descrizione di reazioni avverse selezionate Reazioni correlate all’infusione (IRR) L’incidenza delle IRR si è rivelata maggiore nel braccio Gazyvaro più clorambucile rispetto al braccio rituximab più clorambucile. L’incidenza delle IRR è risultata pari al 65% con l’infusione dei primi 1.000 mg di Gazyvaro (il 20% dei pazienti ha manifestato una IRR di grado 3–5, senza segnalazioni di eventi con esito fatale). Nel complesso, il 7% dei pazienti ha sviluppato una IRR che ha comportato l’interruzione di Gazyvaro. Per quanto riguarda le infusioni successive, l’incidenza delle IRR è stata del 3% con la seconda dose da 1.000 mg e dell’1% con le dosi successive. Non sono state segnalate IRR di grado 3–5 oltre a quelle associate alla prima infusione da 1.000 mg del Ciclo 1. I sintomi correlati a una IRR riferiti con maggiore frequenza sono stati nausea, brividi, ipotensione, piressia, emesi, dispnea, eritema transitorio, ipertensione, cefalea, tachicardia e diarrea. Sono stati altresì segnalati sintomi respiratori e cardiaci, quali broncospasmo, irritazione della laringe e della gola, respiro sibilante, edema laringeo e fibrillazione atriale (vedere paragrafo 4.4). Neutropenia e infezioni L’incidenza della neutropenia è risultata maggiore nel braccio trattato con Gazyvaro più clorambucile rispetto al braccio trattato con rituximab più clorambucile; questa condizione si è risolta spontaneamente grazie alla somministrazione di fattori stimolanti le colonie granulocitarie (G–CSF). L’incidenza delle infezioni è stata pari al 38% nel braccio trattato con Gazyvaro più clorambucile e al 37% nel braccio trattato con rituximab più clorambucile (con eventi di grado 3–5 segnalati rispettivamente nel 12% e nel 14% dei pazienti, ed eventi con esito fatale segnalati in < 1% dei pazienti in entrambi i bracci di trattamento). Sono stati inoltre riferiti casi di neutropenia prolungata (2% nel braccio trattato con Gazyvaro più clorambucile e 4% nel braccio trattato con rituximab più clorambucile) e di neutropenia a insorgenza tardiva (16% nel braccio trattato con Gazyvaro più clorambucile e 12% nel braccio trattato con rituximab più clorambucile) (vedere paragrafo 4.4). Piastrinopenia L’incidenza della piastrinopenia è risultata maggiore nel braccio trattato con Gazyvaro più clorambucile rispetto al braccio trattato con rituximab più clorambucile in particolare durante il primo ciclo. Il 4% dei pazienti trattati con Gazyvaro più clorambucile ha manifestato piastrinopenia acuta (verificatasi nelle 24 ore successive all’infusione di Gazyvaro) (vedere paragrafo 4.4). L’incidenza complessiva degli eventi emorragici è risultata simile nel braccio trattato con Gazyvaro e nel braccio trattato con rituximab. Il numero degli eventi emorragici con esito fatale si è dimostrato equilibrato tra i bracci di trattamento; tuttavia, tutti gli eventi verificatisi nei pazienti trattati con Gazyvaro sono stati segnalati nel Ciclo 1. Non è stata stabilita una correlazione chiara tra piastrinopenia ed eventi emorragici.Popolazioni speciali Pazienti anziani Nello studio registrativo il 46% (156 su 336) dei pazienti affetti da LLC trattati con Gazyvaro più clorambucile erano di età pari o superiore a 75 anni (l’età mediana era pari a 74 anni). Questi pazienti hanno manifestato un maggior numero di eventi avversi gravi ed eventi avversi che hanno portato al decesso rispetto ai pazienti con età inferiore a 75 anni. Compromissione della funzionalità renale Nello studio registrativo il 27% (90 su 336) dei pazienti affetti da LLC trattati con Gazyvaro più clorambucile ha presentato compromissione della funzionalità renale di intensità moderata (Cl Cr < 50 ml/min). Questi pazienti hanno manifestato un maggior numero di eventi avversi gravi ed eventi avversi che hanno portato al decesso rispetto ai pazienti con Cl Cr ≥ 50 ml/min. Ulteriori informazioni di sicurezza ottenute dall’esperienza relativa agli studi clinici Leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) In pazienti trattati con Gazyvaro è stata riferita PML (vedere paragrafo 4.4). Riattivazione dell’epatite B Sono stati riferiti casi di riattivazione dell’epatite B in pazienti trattati con Gazyvaro (vedere paragrafo 4.4). Peggioramento delle condizioni cardiache pre–esistenti Sono stati riferiti casi di aritmia (quali fibrillazione atriale e tachiaritmia), angina pectoris, sindrome coronarica acuta, infarto miocardico e insufficienza cardiaca verificatisi durante il trattamento con Gazyvaro (vedere paragrafo 4.4). Tali eventi possono manifestarsi nell’ambito di una IRR e possono essere letali. Anomalie di laboratorio Subito dopo la somministrazione della prima infusione di Gazyvaro sono stati osservati rialzi transitori degli enzimi epatici (aspartato aminotransferasi [AST], alanina aminotransferasi [ALT], fosfatasi alcalina). Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.

Gravidanza e allattamento

Donne potenzialmente fertili Le donne in età fertile devono usare metodi contraccettivi efficaci durante e nei 18 mesi successivi al trattamento con Gazyvaro. Gravidanza Uno studio sulla riproduzione condotto sulle scimmie cynomolgus non ha mostrato alcuna evidenza di tossicità embriofetale o effetti teratogeni, ma ha comportato nella progenie la completa deplezione dei linfociti B. Nei 6 mesi successivi alla nascita, nella progenie la conta linfocitaria B si è normalizzata e si è verificato il ripristino della funzionalità immunologica. Le concentrazioni sieriche di obinutuzumab nella progenie si sono inoltre rivelate analoghe a quelle osservate nelle madri il ventottesimo giorno dopo il parto, suggerendo che obinutuzumab attraversa la placenta (vedere paragrafo 5.3). Non sono disponibili dati sull’uso di obinutuzumab nelle donne in gravidanza. Gazyvaro non deve essere somministrato alle donne in gravidanza salvo nel caso in cui il possibile beneficio superi il potenziale rischio. In caso di esposizione durante la gravidanza, è possibile che nei neonati si manifesti deplezione dei linfociti B dovuta alle proprietà farmacologiche del prodotto. Questi devono pertanto essere monitorati per l’insorgenza di deplezione dei linfociti B e la vaccinazione con vaccini con virus vivo deve essere posticipata fino a quando la conta dei linfociti B del neonato non si sia ristabilita (vedere paragrafo 4.4). Allattamento Studi condotti sugli animali hanno mostrato l’escrezione di obinutuzumab nel latte materno (vedere paragrafo 5.3). Poiché le immunoglobuline G (IgG) umane sono escrete nel latte materno umano e non è noto il potenziale assorbimento e il rischio di danno per il neonato, si deve consigliare alle donne di non allattare con latte materno durante la terapia con Gazyvaro e durante i 18 mesi successivi alla somministrazione dell’ultima dose di Gazyvaro (vedere paragrafo 5.3). Fertilità Non sono stati effettuati studi specifici sugli animali per valutare l’effetto di obinutuzumab sulla fertilità. Negli studi di tossicità a dose ripetuta condotti nelle scimmie cynomolgus non sono stati osservati effetti avversi sugli organi riproduttivi dei soggetti di entrambi i sessi (vedere paragrafo 5.3).

Conservazione

Conservare in frigorifero (2–8°C). Non congelare. Conservare il flaconcino nell’astuccio esterno per proteggerlo dalla luce. Per le condizioni di conservazione dopo la diluizione del medicinale, vedere paragrafo 6.3.

About

Creato da Giuseppe Pipero.