Prontuario Farmaceutico

Il miglior prontuario farmaceutico

Irbesartan id mac 28CPR 150+12

Compresse rivestite in blister

€ 5.77

Farmaco generico

Classe A

Principio attivoIrbesartan/idroclorotiazide
GruppoAntagonisti dell'angiotensina II, associazioni
ATCC09DA04 - Irbesartan e diuretici
RicettaRr - ripetibile 10 volte in 6 mesi
SSNConcedibile esente
ProduttoreMacleods pharma uk limited
ConservazioneNessuna particolare condizione di conservazione
GlutineNon contiene glutine    
LattosioContiene lattosio    
Codice AICA042012017

Indicazioni - Posologia - Controindicazioni - Avvertenze e precauzioni - Interazioni - Gravidanza e allattamento - Effetti indesiderati - Conservazione

Indicazioni

Trattamento dell’ipertensione essenziale. L’associazione a dose fissa è indicata nei pazienti adulti la cui pressione arteriosa non sia adeguatamente controllata da irbesartan o idroclorotiazide da soli (vedere paragrafo 4.3, 4.4, 4.5 e 5.1).

Posologia

Posologia Irbesartan e Idroclorotiazide compresse può essere assunto una volta al giorno, con o senza cibo. Può essere raccomandata la titolazione del dosaggio con i singoli principi attivi (irbesartan e idroclorotiazide). Se clinicamente appropriato può essere preso in considerazione il passaggio diretto dalla monoterapia all’associazione fissa: • Irbesartan e Idroclorotiazide compresse 150 mg/12,5 mg può essere somministrato nei pazienti la cui pressione arteriosa non sia adeguatamente controllata da idroclorotiazide o irbesartan 150 mg da soli • Irbesartan e Idroclorotiazide compresse 300 mg/12,5 mg può essere somministrato nei pazienti la cui pressione arteriosa non sia adeguatamente controllata con irbesartan 300 mg o con Irbesartan e Idroclorotiazide 150 mg/12,5 mg • Irbesartan e Idroclorotiazide compresse 300 mg/25 mg può essere somministrato nei pazienti la cui pressione arteriosa non sia adeguatamente controllata con Irbesartan e Idroclorotiazide compresse 300 mg/25 mg. Dosaggi superiori a 300 mg di irbesartan/25 mg di idroclorotiazide una volta al giorno non sono raccomandati. Quando necessario, Irbesartan e Idroclorotiazide compresse può essere somministrato con altri medicinali antipertensivi (vedere paragrafo 4.3, 4.4, 4.5 e 5.1). Popolazioni speciali Compromissione renale: data la presenza della componente idroclorotiazide, Irbesartan e Idroclorotiazide compresse non è raccomandato nei pazienti con disfunzione renale grave (clearance della creatinina < 30 ml/min). In questa popolazione, i diuretici dell’ansa sono preferibili ai tiazidici. Non sono necessari aggiustamenti del dosaggio nei pazienti con compromissione renale e clearance della creatinina ≥ 30 ml/min (vedere paragrafi 4.3 e 4.4). Compromissione epatica: Irbesartan e Idroclorotiazide compresse non è indicato nei pazienti con compromissione epatica grave. I tiazidici devono essere utilizzati con cautela nei pazienti con funzione epatica compromessa. Non sono necessari aggiustamenti del dosaggio di Irbesartan e Idroclorotiazide compresse nei pazienti con compromissione epatica lieve o moderata (vedere paragrafo 4.3). Pazienti anziani: non sono necessari aggiustamenti del dosaggio di Irbesartan e Idroclorotiazide compresse nei pazienti anziani. Pazienti pediatrici: Irbesartan e Idroclorotiazide compresse non è raccomandato nei bambini e negli adolescenti a causa della mancanza di dati sulla sicurezza e l’efficacia. Modo di somministrazione Per uso orale.

Controindicazioni

• Ipersensibilità ai principi attivi, a uno qualsiasi degli eccipienti (vedere paragrafo 6.1) o altre sostanze derivate dalla sulfonamide (l’idroclorotiazide è un derivato della sulfonamide) • Secondo e terzo trimestre di gravidanza (vedere paragrafi 4.4 e 4.6) • Compromissione renale grave (clearance della creatinina < 30 ml/min) • Ipopotassiemia refrattaria, ipercalcemia • Compromissione epatica grave, cirrosi biliare e colestasi• L’uso concomitante di Irbesartan e Idroclorotiazide Macleods Pharma con medicinali contenenti aliskiren è controindicato nei pazienti affetti da diabete mellito o compromissione renale (velocità di filtrazione glomerulare (GRF) < 60ml/min/1.73m²) (vedere paragrafi 4.5 e 5.1).

Avvertenze e precauzioni

Ipotensione, pazienti ipovolemici: nei pazienti ipertesi senza altri fattori di rischio per l’ipotensione, l’associazione di irbesartan e idroclorotiazide è stata raramente associata a ipotensione sintomatica. Questa può manifestarsi nei pazienti ipovolemici e/o con iposodiemia a causa di intensa terapia diuretica, dieta iposodica, diarrea o vomito. In tali casi, la condizione di base deve essere corretta prima di iniziare la terapia con Irbesartan e Idroclorotiazide compresse. Stenosi dell’arteria renale, ipertensione renovascolare: esiste un rischio aumentato di grave ipotensione e insufficienza renale quando pazienti con stenosi bilaterale dell’arteria renale o stenosi dell’arteria renale con un solo rene funzionante vengono trattati con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina o antagonisti del recettore dell’angiotensina–II. Sebbene ciò non sia documentato nel caso di Irbesartan e Idroclorotiazide compresse, un effetto simile è prevedibile. Compromissione renale e trapianto renale: quando Irbesartan e Idroclorotiazide compresse viene usato in pazienti con funzione renale compromessa, si raccomanda un monitoraggio periodico dei livelli sierici di potassio, creatinina e acido urico. Non ci sono esperienze relative alla somministrazione di Irbesartan e Idroclorotiazide compresse nei pazienti con trapianto renale recente. Irbesartan e Idroclorotiazide compresse non deve essere usato nei pazienti con compromissione renale grave (clearance della creatinina < 30 ml/min) (vedere paragrafo 4.3). Nei pazienti con funzione renale compromessa si può riscontrare un’iperazotemia indotta dai tiazidici. Non sono necessari aggiustamenti del dosaggio nei pazienti con compromissione renale e clearance della creatinina ≥ 30 ml/min. Tuttavia, nei pazienti con compromissione renale lieve–moderata (clearance della creatinina ≥ 30 ml/min ma < 60 ml/min), l’associazione a dose fissa deve essere somministrata con cautela. Duplice blocco del sistema renina–angiotensina–aldosterone (RAAS): Esiste l’evidenza che l’uso concomitante di ACE–inibitori, antagonisti del recettore dell’angiotensina II o aliskiren aumenta ilrischio di ipotensione, iperpotassiemia e riduzione della funzionalità renale (inclusa l’insufficienza renale acuta). Il duplice blocco del RAAS attraverso l’uso combinato di ACE–inibitori, antagonisti del recettore dell’angiotensina II o aliskiren non è pertanto raccomandato (vedere paragrafi 4.5 e 5.1). Se la terapia del duplice blocco è considerata assolutamente necessaria, ciò deve avvenire solo sotto la supervisione di uno specialista e con uno stretto e frequente monitoraggio della funzionalità renale, degli elettroliti e della pressione sanguigna. Gli ACE–inibitori e gli antagonisti del recettore dell’angiotensina II non devono essere usati contemporaneamente in pazienti con nefropatia diabetica. Compromissione epatica: i tiazidici devono essere usati con cautela nei pazienti con funzione epatica compromessa o con malattia epatica progressiva, poiché alterazioni minori dell’equilibrio idrico ed elettrolitico possono far precipitare un coma epatico. Non ci sono esperienze cliniche con Irbesartan e Idroclorotiazide compresse nei pazienti con compromissione epatica. Stenosi della valvola aortica e mitralica, cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva: come per altri vasodilatatori è richiesta particolare cautela nei pazienti affetti da stenosi aortica o mitralica o da cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. Aldosteronismo primario: in genere, i pazienti con aldosteronismo primario non rispondono ai medicinali antipertensivi che agiscono attraverso l’inibizione del sistema renina–angiotensina. In questo caso, non è quindi raccomandato l’uso di Irbesartan e Idroclorotiazide compresse. Effetti metabolici ed endocrini: la terapia con tiazidici può compromettere la tolleranza al glucosio. Nei pazienti diabetici può essere necessario adattare le dosi di insulina o di farmaci ipoglicemizzanti orali. Durante la terapia con i tiazidici può rendersi manifesto un diabete mellito latente. Incrementi nei livelli di colesterolo e trigliceridi sono stati associati con l’uso dei diuretici tiazidici, ma con la dose di 12,5 mg presente in Irbesartan e Idroclorotiazide compresse sono stati segnalati effetti minimi o nulli. In alcuni pazienti trattati con i tiazidici si possono verificare casi di iperuricemia o crisi di gotta. Squilibrio elettrolitico: come per tutti i pazienti in terapia diuretica, si raccomanda un controllo periodico a intervalli adeguati degli elettroliti sierici. I tiazidici, compresa l’idroclorotiazide, possono indurre squilibri idrici o elettrolitici (ipopotassiemia, iposodiemia e alcalosi ipocloremica). Sintomi di allarme per uno squilibrio idrico o elettrolitico sono secchezza delle fauci, sete, debolezza, letargia, sonnolenza, agitazione, dolore o crampi ai muscoli, affaticamento muscolare, ipotensione, oliguria, tachicardia e disturbi gastrointestinali quali nausea o vomito. Sebbene l’uso dei diuretici tiazidici possa causare ipopotassiemia, questa può essere ridotta dalla terapia concomitante con irbesartan. Il rischio di ipopotassiemia è massimo nei pazienti con cirrosi epatica, sottoposti a intensa diuresi, che ricevono un insufficiente apporto orale di elettroliti e nei pazienti sotto concomitante terapia con corticosteroidi o ACTH. Al contrario, data la presenza della componente irbesartan in Irbesartan e Idroclorotiazide compresse, può manifestarsi un’iperpotassiemia, specialmente in presenza di compromissione renale e/o insufficienza cardiaca e diabete mellito. Si raccomanda un adeguato monitoraggio del potassio sierico nei pazienti a rischio. Diuretici risparmiatori di potassio, integratori di potassio o sostituti salini contenenti potassio, devono essere somministrati con cautela in concomitanza con Irbesartan e Idroclorotiazide compresse (vedere paragrafo 4.5). Non c’è alcuna evidenza che irbesartan possa ridurre o prevenire l’iposodiemia indotta dai diuretici. Il deficit di cloruro è generalmente lieve e non richiede alcun trattamento. I tiazidici possono ridurre l’escrezione urinaria di calcio e causare un aumento intermittente e lieve dei livelli sierici, in assenza di disordini accertati del metabolismo del calcio. Una spiccata ipercalcemia può rivelare un iperparatiroidismo latente. La terapia con i tiazidici deve essere interrotta prima di effettuare esami della funzione paratiroidea. È stato visto che i tiazidici aumentano l’escrezione urinaria di magnesio, con conseguente ipomagnesemia. Litio: la combinazione di litio e Irbesartan e Idroclorotiazide compresse non è raccomandata (vedere paragrafo 4.5). Test antidoping: l’idroclorotiazide contenuta in questo medicinale può dare risultati positivi all’esame antidoping. In generale: nei pazienti in cui il tono vasale e la funzione renale dipendono prevalentemente dall’attività del sistema renina–angiotensina–aldosterone (ad es. pazienti con insufficienza cardiaca congestizia grave o con nefropatia sottostante, inclusa la stenosi dell’arteria renale), il trattamento con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina o con antagonisti del recettore dell’angiotensina–II che interessano tale sistema, è stato associato alla comparsa di ipotensione acuta, azotemia, oliguria o raramente insufficienza renale acuta. Come per qualsiasi antipertensivo, un eccessivo calo della pressione arteriosa nei pazienti con cardiopatia ischemica o malattia cardiovascolare ischemica può determinare infarto miocardico o ictus. Reazioni di ipersensibilità all’idroclorotiazide si possono manifestare in pazienti con o senza anamnesi di allergie o asma bronchiale. Tuttavia, tali reazioni sono più probabili nei primi. Con l’uso dei diuretici tiazidici sono state descritte l’insorgenza o il peggioramento del lupus eritematoso sistemico. Con l’uso dei diuretici tiazidici sono stati riportati casi di reazioni da fotosensibilizzazione (vedere paragrafo 4.8). Si raccomanda quindi di interrompere la terapia se, durante il trattamento, si verificasse una reazione da fotosensibilizzazione. Se il riavvio del trattamento diuretico viene ritenuto necessario, si raccomanda di proteggere le aree esposte ai raggi solari o agli UVA artificiali. Gravidanza: la terapia con antagonisti del recettore dell’angiotensina II (AIIRA) non deve essere iniziata durante la gravidanza. Per le pazienti che stanno pianificando una gravidanza si deve ricorrere a un trattamento antipertensivo alternativo, con profilo di sicurezza comprovato per l’uso in gravidanza, a meno che non sia considerato essenziale il proseguimento della terapia con un AIIRA. Quando viene diagnosticata una gravidanza, il trattamento con AIIRA deve essere interrotto immediatamente e, se appropriato, deve essere iniziata una terapia alternativa (vedere paragrafi 4.3 e 4.6). Lattosio: questo medicinale contiene lattosio. I pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, come deficit di Lapp lattasi do malassorbimento di glucosio–galattosio, non devono assumere questo medicinale. Miopia Acuta o Glaucoma Secondario Acuto ad Angolo–Chiuso: farmaci a base di sulfonamide o farmaci derivanti da sulfonamide possono causare una reazione di idiosincrasia, con conseguente miopia transitoria e glaucoma acuto ad angolo–chiuso. Sebbene l’idroclorotiazide è una sulfonamide, finora sono stati riportati solo casi isolati di glaucoma acuto ad angolo chiuso con idroclorotiazide. I sintomi comprendono insorgenza acuta di diminuita acuità visiva o dolore oculare e in genere si manifestano da poche ore a settimane dall’inizio della somministrazione del farmaco. Il glaucoma acuto ad angolo chiuso se non trattato può portare a una perdita permanente della vista. Il trattamento principale è sospendere la somministrazione del farmaco il prima possibile. Se la pressione intraoculare rimane incontrollata può essere necessario considerare un rapido trattamento medico o chirurgico. Storia di allergia alle sulfonamidi o alle penicilline possono considerarsi fattori di rischio per lo sviluppo del glaucoma acuto ad angolo chiuso (vedere paragrafo 4.8).

Interazioni

Altri agenti antipertensivi: l’effetto antipertensivo di Irbesartan e Idroclorotiazide compresse può aumentare con l’uso concomitante di altri agenti antipertensivi. Irbesartan e idroclorotiazide (a dosaggi fino a 300 mg di irbesartan/25 mg di idroclorotiazide) sono stati somministrati con sicurezza assieme ad altri agenti antipertensivi, compresi calcio–antagonisti e beta–bloccanti adrenergici. Un trattamento precedente con alte dosi di diuretici può determinare ipovolemia e, se questa non viene corretta prima, può comportare un rischio di ipotensione all’inizio della terapia con irbesartan con o senza diuretici tiazidici (vedere paragrafo 4.4). Medicinali contenenti aliskiren o ACE–inibitori: I dati degli studi clinici hanno dimostrato che il duplice blocco del sistema renina–angiotensina–aldosterone (RAAS) attraverso l’uso combinato di ACE–inibitori, antagonisti del recettore dell’angiotensina II o aliskiren, è associato ad una maggiore frequenza di eventi avversi quali ipotensione, iperpotassiemia e riduzione della funzionalità renale (inclusa l’insufficienza renale acuta) rispetto all’uso di un singolo agente attivo sul sistema RAAS (vedere paragrafi 4.3, 4.4 e 5.1). Litio: sono stati riscontrati aumenti reversibili nelle concentrazioni sieriche di litio e tossicità durante la somministrazione concomitante di litio e inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina. Effetti simili sono stati finora documentati molto raramente con irbesartan. Inoltre, la clearance renale del litio è ridotta dai tiazidici e così il rischio di tossicità da litio può essere aumentato con Irbesartan e Idroclorotiazide compresse. Per questa ragione, l’associazione di litio e Irbesartan e Idroclorotiazide compresse non è raccomandata (vedere paragrafo 4.4). Qualora tale associazione fosse necessaria, si raccomanda di monitorare accuratamente i livelli sierici di litio. Medicinali che influenzano i livelli del potassio: la deplezione di potassio determinata da idroclorotiazide è attenuata dall’effetto di risparmio del potassio indotto da irbesartan. Tuttavia, questo effetto dell’idroclorotiazide sul potassio sierico può essere potenziato da altri medicinali associati a perdita di potassio e ipopotassiemia (ad es. altri diuretici potassiuretici, lassativi, amfotericina, carbenoxolone, penicillina G sodica). Al contrario, in base all’esperienza con altri medicinali che riducono l’attività del sistema renina–angiotensina, l’uso concomitante di diuretici risparmiatori di potassio, integratori di potassio, sostituti salini contenenti potassio o altri medicinali in grado di aumentare i livelli sierici di potassio (ad es. eparina sodica) può causare incrementi della potassiemia. Si raccomanda un monitoraggio adeguato del potassio sierico nei pazienti a rischio (vedere paragrafo 4.4). Medicinali influenzati dalle alterazioni del potassio sierico: quando si somministra Irbesartan e Idroclorotiazide compresse in associazione con medicinali influenzati dalle alterazioni del potassio sierico (ad es. glicosidi digitalici, antiaritmici), si raccomanda un monitoraggio periodico della potassiemia. Farmaci antinfiammatori non steroidei: quando gli antagonisti dell’angiotensina II sono somministrati contemporaneamente a farmaci antinfiammatori non steroidei (cioè inibitori selettivi della COX–2, acido acetilsalicilico [> 3 g/die] e FANS non selettivi), si può avere un’attenuazione dell’effetto antipertensivo. Come con gli ACE–inibitori, l’uso simultaneo di antagonisti dell’angiotensina II e FANS può portare a un maggiore rischio di peggioramento della funzione renale, inclusa possibile insufficienza renale acuta e un aumento del potassio sierico, particolarmente nei pazienti con preesistente modesta funzione renale. L’associazione deve essere quindi somministrata con cautela, soprattutto negli anziani. I pazienti devono essere adeguatamente idratati e sottoposti, dopo l’avvio della terapia combinata, a stretto monitoraggio della funzione renale da ripetere poi periodicamente. Ulteriori informazioni sulle interazioni di irbesartan: negli studi clinici, la farmacocinetica di irbesartan non è stata influenzata dall’idroclorotiazide. Irbesartan viene metabolizzato principalmente da CYP2C9 e, per una quota minore, mediante glucuronizzazione. Non sono state osservate interazioni farmacocinetiche o farmacodinamiche significative quando irbesartan veniva somministrato insieme a warfarin, un medicinale metabolizzato da CYP2C9. Non sono stati valutati gli effetti sulla farmacocinetica di irbesartan degli induttori di CYP2C9, come la rifampicina. La farmacocinetica della digossina non è stata alterata dalla cosomministrazione di irbesartan. Ulteriori informazioni sulle interazioni di idroclorotiazide: quando somministrati in concomitanza, i seguenti medicinali possono interagire con i diuretici tiazidici. Alcol: si può verificare il potenziamento dell’ipotensione ortostatica. Medicinali antidiabetici (agenti orali e insuline): può essere richiesto un aggiustamento posologico dell’antidiabetico (vedere paragrafo 4.4); Resine colestiramina e colestipolo: l’assorbimento dell’idroclorotiazide è peggiorato in presenza di resine a scambio anionico. Irbesartan e Idroclorotiazide compresse deve essere preso almeno un’ora prima o quattro ore dopo questi medicinali. Corticosteroidi, ACTH: possibile aumento della deplezione elettrolitica, in particolare ipopotassiemia. Glicosidi digitalici: l’ipopotassiemia o l’ipomagnesemia indotte dai tiazidici favoriscono la comparsa di aritmie cardiache da digitale (vedere paragrafo 4.4). Farmaci antinfiammatori non steroidei: in alcuni pazienti, la somministrazione di un farmaco antinfiammatorio non steroideo può ridurre gli effetti diuretici, sodiuretici e antipertensivi dei diuretici tiazidici. Amine pressorie (ad es. noradrenalina): l’effetto delle amine pressorie può essere diminuito, ma non tanto da precluderne l’uso. Miorilassanti scheletrici non depolarizzanti (ad es. tubocurarina): l’effetto dei miorilassanti scheletrici non depolarizzanti può essere potenziato dall’idroclorotiazide. Medicinali antigottosi: può essere necessario un aggiustamento posologico dei medicinali antigottosi, dato che l’idroclorotiazide può aumentare i livelli sierici di acido urico. Può essere necessario aumentare il dosaggio di probenecid o sulfinpirazone. La cosomministrazione dei diuretici tiazidici può aumentare l’incidenza di reazioni di ipersensibilità all’allopurinolo. Sali di calcio: i diuretici tiazidici possono aumentare i livelli di calcio sierici a causa di una diminuzione dell’escrezione. Se è necessario somministrare integratori di calcio o medicinali risparmiatori di calcio (ad es. terapia con vitamina D), monitorare la calcemia e modificare di conseguenza il dosaggio del calcio. Carbamazepina: l’uso concomitante di carbamazepina e idroclorotiazide è stato associato con il rischio di iponatremia sintomatica. Gli elettroliti devono essere controllati durante l’uso concomitante. Se possibile, deve essere utilizzata un’altra classe di diuretici. Altre interazioni: i tiazidici possono aumentare l’effetto iperglicemico dei beta–bloccanti e del diazossido. I farmaci anticolinergici (ad es. atropina, beperiden), possono aumentare la biodisponibilità dei diuretici di tipo tiazidico attraverso una diminuzione della motilità gastrointestinale e della velocità di svuotamento gastrico. I tiazidici possono aumentare il rischio di effetti indesiderati da amantadina. I tiazidici possono ridurre l’escrezione renale dei medicinali citotossici (ad es. ciclofosfamide, metotressato) e potenziare il loro effetti mielosoppressivi.

Effetti indesiderati

L’associazione irbesartan/idroclorotiazide: Tra 898 pazienti ipertesi che avevano ricevuto varie dosi di Irbesartan e Idroclorotiazide (intervallo: da 37,5 mg/6,25 mg fino a 300 mg/25 mg) in studi controllati con placebo, il 29,5% dei pazienti ha sperimentato eventi avversi. Le ADR riferite con maggiore frequenza erano capogiri (5,6%), affaticamento (4,9%), nausea/vomito (1,8%) e disturbi della minzione (1,4%). Inoltre, negli studi sono stati anche spesso osservati aumenti dell’azotemia (BUN) (2,3%), della creatinchinasi (1,7%) e della creatinina (1,1%). La Tabella 1 fornisce le reazioni avverse da segnalazioni spontanee e osservate negli studi controllati con placebo. La frequenza delle reazioni avverse viene definita utilizzando la seguente convenzione: molto comune (≥ 1/10), comune (da ≥ 1/100 a < 1/10); non comune (da ≥ 1/1000 a < 1/100), rara (da ≥ 1/10 000 a < 1/1000), molto rara (< 1/10 000). All’interno di ogni classe di frequenza, gli effetti indesiderati sono riportati in ordine decrescente di gravità.

Tabella 1:reazioni avverse negli studi controllati con placebo e da segnalazioni spontanee
Indagini: Comune: aumenti nell’azotemia (BUN), creatinina e creatinchinasi
Non comune: riduzioni nel potassio e nel sodio sierici
Patologie cardiache: Non comune: sincope, ipotensione, tachicardia, edema
Patologie del sistema nervoso: Comune: capogiri
Non comune: capogiri ortostatici
Non nota: cefalea
Patologie dell’orecchio e del labirinto: Non nota: tinnito
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche: Non nota: tosse
Patologie gastrointestinali: Comune: nausea/vomito
Non comune: diarrea
Non nota: dispepsia. disgeusia
Patologie renali e urinarie: Comune: disturbi della minzione
Non nota: funzione renale compromessa tra cui casi isolati di insufficienza renale nei pazienti a rischio (vedere paragrafo 4.4)
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo: Non comune: gonfiore delle estremità
Non notai: artralgia, mialgia
Patologie del metabolismo e della nutrizione: Non nota: iperpotassiemia
Patologie vascolari: Non comune: vampate
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: Comune: affaticamento
Patologie del sistema immunitario: Non nota: casi di reazioni da ipersensibilità quali angioedema, rash, orticaria
Patologie epatobiliari: Non comune: Ittero
Non nota: epatite, anomalie della funzione renale
Patologie del sistema riproduttivo e della mammella: Non comune: disfunzione sessuale, alterazioni della libido
Informazioni addizionali sui singoli componenti: oltre agli eventi avversi descritti sopra per l’associazione, altri eventi avversi riportati precedentemente con uno dei componenti possono essere potenziali eventi avversi con Irbesartan e Idroclorotiazide compresse. Nelle Tabelle 2 e 3 che seguono, sono elencati gli eventi avversi riportati con i singoli componenti di Irbesartan e Idroclorotiazide compresse.
Tabella 2: reazioni avverse riportate con l’uso di irbesartan in monoterapia
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: Non comune: dolore toracico
 
Tabella 3:reazioni avverse riportate con l’uso di idroclorotiazide in monoterapia
Indagini: Non nota: disturbi dell’equilibrio elettrolitico (inclusa ipopotassiemia e iposodiemia, vedere paragrafo 4.4), iperuricemia, glicosuria, iperglicemia, aumento del colesterolo e dei trigliceridi
Patologie cardiache: Non nota: aritmie cardiache
Patologie del sistema emolinfopoietico: Non nota: anemia aplastica, depressione midollare, neutropenia/agranulocitosi, anemia emolitica, leucopenia, trombocitopenia
Patologie del sistema nervoso: Non nota: vertigini, parestesia, leggero intontimento, agitazione
Patologie dell’occhio: Non nota: visione offuscata transitoria, xantopsia, miopia acuta e glaucoma secondario acuto ad angolo–chiuso
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche: Non nota: sindrome da distress respiratorio (inclusa polmonite ed edema polmonare)
Patologie gastrointestinali: Non nota: pancreatite, anoressia, diarrea, stipsi, irritazione gastrica, sialoadenite, perdita dell’appetito
Patologie renali e urinarie: Non nota: nefrite interstiziale, disfunzione renale
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo: Non nota: reazioni anafilattiche, necrolisi epidermica tossica, angioite necrotizzante (vasculite, vasculite cutanea), reazioni tipo lupus eritematoso cutaneo, riattivazione di lupus eritematoso cutaneo, reazioni da fotosensibilità, rash, orticaria
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo: Non nota: debolezza, spasmo muscolare
Patologie vascolari: Non nota: ipotensione posturale
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: Non nota: febbre
Patologie epatobiliari: Non nota: ittero (ittero colestatico intraepatico)
Patologie psichiatriche: Non nota: depressione, disturbi del sonno
Gli eventi avversi dose–dipendenti dell’idroclorotiazide (soprattutto disturbi elettrolitici) possono aumentare titolandone il dosaggio. Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinaleè importante. Essa permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale.Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.

Gravidanza e allattamento

Gravidanza: Antagonisti del recettore dell’angiotensina II (AIIRA): La somministrazione degli AIIRA non è raccomandata durante il primo trimestre di gravidanza (vedere paragrafo 4.4).L’uso degli AIIRA è controindicato durante il secondo e il terzo trimestre di gravidanza (vedere paragrafi 4.3 e 4.4). L’evidenza epidemiologica sul rischio di teratogenicità a seguito dell’esposizione agli ACE–inibitori durante il primo trimestre di gravidanza non ha dato risultati conclusivi. Tuttavia non può essere escluso un lieve aumento del rischio. Sebbene non siano disponibili dati epidemiologici controllati sul rischio con gli antagonisti del recettore dell’angiotensina II (AIIRA), simili rischi possono esistere anche per questa classe di medicinali. Per le pazienti che stanno pianificando una gravidanza si deve ricorrere a un trattamento antipertensivo alternativo, con profilo di sicurezza comprovato per l’uso in gravidanza, a meno che non sia considerato essenziale il proseguimento della terapia con un AIIRA. Quando viene diagnosticata una gravidanza, il trattamento con AIIRA deve essere interrotto immediatamente e, se appropriato, deve essere iniziata una terapia alternativa. È noto che nella donna la terapia con AIIRA durante il secondo e il terzo trimestre induce fetotossicità (ridotta funzione renale, oligoidramnios, ritardo nell’ossificazione del cranio) e tossicità neonatale (insufficienza renale, ipotensione, iperpotassiemia). (Vedere paragrafo 5.3). Se dovesse verificarsi un’esposizione agli AIIRA dal secondo trimestre di gravidanza, si raccomanda un controllo ecografico della funzione renale e del cranio. I neonati le cui madri abbiano assunto AIIRA devono essere attentamente seguiti per quanto riguarda l’ipotensione (vedere paragrafi 4.3 e 4.4). Idroclorotiazide: esiste un’esperienza limitata sull’uso di idroclorotiazide durante la gravidanza, soprattutto nel primo trimestre. Gli studi su animali sono insufficienti. L’idroclorotiazideattraversa la placenta. Dato il meccanismo d’azione farmacologico dell’idroclorotiazide, il suo impiego durante il secondo e terzo trimestre può compromettere la perfusione feto–placentare e causare effetti sul feto e sul neonato, quali ittero, disturbi dell’equilibrio elettrolitico e trombocitopenia. L’idroclorotiazide non deve essere usata in caso di edema gravidico, ipertensione gestazionale o pre–eclampsia, dato il rischio di riduzione del volume plasmatico e ipoperfusione placentare, senza alcun effetto benefico sul decorso della malattia. L’idroclorotiazide non deve essere usata per l’ipertensione essenziale nella donna in gravidanza, salvo nei rari casi in cui non esistono altri trattamenti possibili. Dato che Irbesartan e Idroclorotiazide compresse contiene idroclorotiazide, non se ne raccomanda l’uso durante il primo trimestre di gravidanza. Prima di pianificare una gravidanza, considerare il passaggio a un trattamento alternativo appropriato. Allattamento: Antagonisti del recettore dell’angiotensina II (AIIRA): poiché non sono disponibili dati riguardanti Irbesartan e Idroclorotiazide Macleods durante l’allattamento al seno, l’uso non è raccomandato e si devono preferire terapie alternative con profili di sicurezza migliori durante l’allattamento, specialmente in caso di neonati e prematuri. Non è noto se irbesartan o i suoi metaboliti siano escreti nel latte materno. Dati farmacodinamici/tossicologici disponibili nei ratti hanno mostrato l’escrezione di irbesartan o dei suoi metaboliti nel latte (per dettagli vedere paragrafo 5.3). Idroclorotiazide: idroclorotiazide viene escreta nel latte umano in piccoli quantitativi. I tiazidici ad alto dosaggio causano un’intensa diuresi che può inibire la produzione di latte. L’uso di Irbesartan e Idroclorotiazide Macleods durante l’allattamento al seno non è raccomandato. Se Irbesartan e Idroclorotiazide Macleods viene utilizzato durante l’allattamento al seno, le dosi vanno ridotte il più possibile. Fertilità: Irbesartan non ha avuto effetti sulla fertilità dei ratti trattati e sulla loro prole fino a livelli di dose che inducono i primi segni di tossicità parentale (vedere paragrafo 5.3).

Conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

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Creato da Giuseppe Pipero.