Prontuario Farmaceutico

Il miglior prontuario farmaceutico

Gliclazide krka 60CPR 30MG RM

Compresse rm in blister

€ 6.80

Farmaco generico

Classe A

Principio attivoGliclazide
GruppoIpoglicemizzanti, escluse le insuline
ATCA10BB09 - Gliclazide
RicettaRr - ripetibile 10 volte in 6 mesi
SSNConcedibile esente
ProduttoreKrka d.d.novo mesto
ConservazioneNessuna particolare condizione di conservazione
GlutineNon contiene glutine    
LattosioContiene lattosio    
Codice AICA039038070

Indicazioni - Posologia - Controindicazioni - Avvertenze e precauzioni - Interazioni - Gravidanza e allattamento - Effetti indesiderati - Conservazione

Indicazioni

Diabete non insulino–dipendente (tipo 2) nell’adulto, quando le misure dietetiche, l’esercizio fisico e la perdita di peso da soli, non sono sufficienti per controllare il glucosio ematico.

Posologia

La dose quotidiana può variare fra 1 e 4 compresse al giorno, p.e. da 30 a 120 mg assunti per via orale, una volta al giorno con la prima colazione. Si raccomanda di deglutire le compresse intere. Se si dimentica una dose, non si deve aumentare la dose del giorno successivo. Come con tutti gli ipoglicemizzanti, il dosaggio deve essere regolato in base alla risposta metabolica dello specifico paziente (glucosio nel sangue, HbA1C). Dose iniziale La dose iniziale raccomandata è di 30 mg al giorno. Se il glucosio ematico è controllato efficacemente, questo dosaggio può essere usato per il trattamento di mantenimento. Se il glucosio ematico non è adeguatamente controllato, il dosaggio può essere aumentato a 60, 90 o 120 mg al giorno con passi successivi. Ogni aumento di dosaggio deve essere effettuato con un intervallo di almeno un mese, tranne in quei pazienti in cui dopo due settimane di trattamento, il glucosio ematico non si è ridotto. In tali casi, la dose può essere aumentata alla fine della seconda settimana di trattamento.La massima dose quotidiana raccomandata è di 120 mg. Passaggio da gliclazide compresse da 80 mg (formulazione a rilascio immediato) a Gliclada compresse a rilascio modificato da 30 mg. Una compressa di gliclazide da 80 mg equivale ad una compressa di Gliclada a rilascio modificato da 30 mg. Di conseguenza la sostituzione può essere effettuata purché venga effettuato un controllo accurato del livello di glucosio nel sangue. Passaggio da un altro antidiabetico orale a Gliclada compresse a rilascio modificato Gliclada compresse a rilascio modificato può essere usato in sostituzione di altri antidiabetici orali. Passando a Gliclada compresse a rilascio modificato devono essere presi in considerazione il dosaggio e l’ emivita dell’antidiabetico precedente. Generalmente non è necessaria nessuna fase di transizione. Come descritto precedentemente, si deve somministrare una dose iniziale di 30 mg, che verrà successivamente adattata per soddisfare la risposta glicemica del paziente. Nel caso in cui si sostituisca una sulfonilurea ipoglicemizzante a emivita prolungata, per evitare un effetto additivo dei due prodotti che può causare ipoglicemia, può essere necessario un periodo di alcuni giorni senza trattamento. Anche quando si passa al trattamento con Gliclada compresse a rilascio modificato, si deve seguire la procedura già descritta per l’inizio del trattamento, p.e. una dose iniziale di 30 mg al giorno, seguita da un aumento graduale nella dose, in funzione della risposta metabolica. Trattamento in combinazione con altri antidiabetici Gliclada compresse a rilascio modificato può essere somministrato in associazione alle biguanidi, agli inibitori dell’alfa glucosidasi o all’insulina. Nei pazienti non adeguatamente controllati con Gliclada compresse a rilascio modificato, si può iniziare una terapia concomitante con insulina, sotto stretto controllo medico. Pazienti anziani (oltre 65 anni) Compresse a rilascio modificato deve essere prescritto usando lo stesso regime posologico raccomandato per i pazienti al di sotto di 65 anni. Pazienti con insufficienza renale In questo tipo di pazienti, può essere usato lo stesso regime di dosaggio di quelli con una funzionalità renale normale tenendo il paziente sotto stretto controllo. Queste evidenze sono state confermate da studi clinici. Pazienti a rischio di ipoglicemia Nei seguenti casi esiste un alto rischio di ipoglicemia: – stati di denutrizione o di malnutrizione, – patologie endocrine gravi o mal compensate (ipopituitarismo, ipotiroidismo, insufficienza adrenocorticotropa), – interruzione di una terapia cortisonica prolungata e/o a dosaggio elevato, – patologia vascolare grave (grave coronaropatia, grave patologia carotidea, patologia vascolare diffusa). Si raccomanda di iniziare il trattamento con la posologia minima di 30 mg al giorno. Popolazione pediatrica La sicurezza e l’efficacia di Gliclada nei bambini e negli adolescenti non sono state stabilite. Non ci sono dati disponibili.

Controindicazioni

Ipersensibilità alla gliclazide, alle altre sulfoniluree, alle sulfonamidi, o ad uno degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1. Diabete di tipo 1. Pre–coma e coma diabetici, cheto–acidosi diabetica. Grave insufficienza renale o epatica (in questi casi è raccomandato l’uso dell’insulina). Trattamento con miconazolo (vedere il paragrafo 4.5). Allattamento (vedere il paragrafo 4.6).

Avvertenze e precauzioni

Ipoglicemia Questo trattamento deve essere prescritto solo se il paziente effettua un’ assunzione di cibo regolare (prima colazione compresa). E’ importante avere una regolare assunzione di carboidrati per evitare il rischio di ipoglicemia se un pasto è assunto in ritardo, se viene consumata una quantità insufficiente di cibo o se il cibo ha un basso apporto di carboidrati. L’ ipoglicemia è più probabile in condizioni di diete a basso contenuto calorico, in seguito ad esercizio fisico prolungato o gravoso, con l’ assunzione di alcool o se viene assunta una combinazione di più agenti ipoglicemizzanti. In seguito alla somministrazione di sulfoniluree, si può verificare ipoglicemia (vedere il paragrafo 4.8). In alcuni casi può essere grave e prolungata. Può essere necessaria l’ospedalizzazione e la somministrazione di glucosio potrebbe dover essere continuata per alcuni giorni. Per ridurre il rischio di crisi ipoglicemiche, è necessaria un’ accurata selezione dei pazienti, della dose usata, ed un’ appropriata istruzione dei pazienti. Fattori che aumentano il rischio di ipoglicemia: – rifiuto del paziente o (specialmente negli soggetti anziani) incapacità di collaborare, – malnutrizione, irregolarità nell’orario dei pasti, mancata assunzione di pasti, periodi di digiuno o cambiamenti del regime alimentare, – squilibrio tra esercizio fisico e assunzione di carboidrati, – insufficienza renale, – grave insufficienza epatica, – sovradosaggio di Gliclada compresse a rilascio modificato, – alcune disfunzioni endocrine: patologie tiroidee, ipopituitarismo e insufficienza surrenalica, – somministrazione concomitante di alcuni altri farmaci (vedere il paragrafo 4.5). Insufficienza renale ed epatica: Nei pazienti con insufficienza epatica o grave danno renale, la farmacocinetica e/o la farmacodinamica della gliclazide possono essere modificate. Poiché in questi pazienti un episodio ipoglicemico può essere prolungato, devono essere adeguatamente controllati. Informazioni ai pazienti Il paziente ed i membri della famiglia devono essere informati sui rischi di ipoglicemia, con i relativi sintomi (vedere paragrafo 4.8), il trattamento e le circostanze che ne predispongono lo sviluppo. Il paziente deve essere informato sull’importanza di seguire un appropriato regime dietetico, di praticare un esercizio fisico regolare e di controllare regolarmente i livelli di glucosio ematici. Controllo insufficiente del glucosio ematico Nei pazienti in trattamento antidiabetico il controllo del glucosio ematico, può essere influenzato da una delle seguenti situazioni: febbre, trauma, infezione o intervento chirurgico. In alcuni casi, può essere necessaria la somministrazione di insulina. In molti pazienti l’efficacia ipoglicemizzante dei farmaci antidiabetici orali, compresa la gliclazide, diminuisce nel tempo: ciò può essere dovuto alla progressione della gravità del diabete, o ad una risposta ridotta al trattamento. Questo fenomeno è conosciuto come fallimento secondario per distinguerlo da quello primario che si verifica quando un principio attivo non ha efficacia come prima linea di trattamento. Prima di classificare il trattamento di un paziente come fallimento secondario, si deve considerare un’appropriata regolazione del dosaggio e il rispetto del regime alimentare. Test di laboratorio Nel valutare il controllo del glucosio ematico, si raccomanda di determinare il tasso di emoglobina glicata (o della glicemia a digiuno nel sangue venoso). Può anche essere utile l’ automonitoraggio del glucosio. Eccipienti Gliclada compresse a rilascio modificato contiene lattosio. I pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, deficienza della lattasi di Lapp o malassorbimento del glucosio–galattosio, non devono assumere questo prodotto. Il trattamento di pazienti con carenza di G6PD con sulfaniluree può portare ad anemia emolitica. Poiché gliclazide appartiene alla classe delle sulfaniluree, deve essere utilizzata con cautela nei pazienti con carenza di G6PD e si deve prendere in considerazione un trattamento alternativo che non sia a base di sulfaniluree.

Interazioni

E’ probabile che i seguenti farmaci aumentino il rischio di ipoglicemia: Combinazione controindicata – Miconazolo (sistemico, gel orale): aumenta l’azione ipoglicemizzante con il possibile insorgere di sintomi ipoglicemici, fino al coma. Combinazioni sconsigliate – Fenilbutazone (via sistemica): aumenta l’effetto ipoglicemizzante delle sulfoniluree (spiazzamento del legame con le proteine plasmatiche e/o diminuzione della loro eliminazione). È preferibile usare un diverso antinfiammatorio altrimenti avvertire il paziente e sottolineare l’ l’importanza dell’automonitoraggio. Se necessario durante e dopo il trattamento con l’ antinfiammatorio, regolare il dosaggio.– Alcool: aumenta la reazione ipoglicemica (inibendo le reazioni compensative) che può portare all’insorgenza del coma ipoglicemico. Evitare l’assunzione di bevande alcoliche e di farmaci contenenti alcool. Combinazioni che richiedono precauzioni per l’uso Un potenziamento dell’effetto ipoglicemizzante e quindi, in alcuni casi, una crisi ipoglicemica può insorgere in seguito a concomitante somministrazione di uno dei seguenti farmaci, per esempio: altri farmaci antidiabetici (insulina, acarbose, metformina, tiazolidinedioni, inibitore della dipeptil peptidasi–4, agonisti del recettore di GLP–1), betabloccanti, fluconazolo, inibitori degli enzimi di conversione dell’angiotensina (captopril, enalapril), antagonisti del recettore H 2 –, IMAO, sulfonamidi, claritromicina ed antinfiammatori non steroidei. I seguenti prodotti possono causare un aumento dei livelli di glucosio nel sangue: Combinazione sconsigliate – Danazol: effetto diabetogeno del danazol. Se non può essere evitato l’uso di questa sostanza attiva, avvertire il paziente e sottolineare l’importanza del monitaroggio del glucosio nell’ urina e nel sangue. Durante e dopo il trattamento con il danazol può essere necessario regolare la dose del farmaco antidiabetico. Combinazioni che richiedono precauzioni per l’uso – Clorpromazina (neurolettico): dosi elevate di clorpromazina (> 100 mg al giorno) aumentano il livello del glucosio ematico (ridotto rilascio dell’insulina). Informare il paziente e sottolineare l’importanza di controllare il glucosio nel sangue. Durante e dopo il trattamento con il farmaco neurolettico, può essere necessario regolare la dose dell’antidiabetico. – Glucocorticoidi (somministrazione sistemica e locale: preparazioni intra–articolari, cutanee e rettali) e tetracosactide: aumento dei livelli ematici di glucosio con possibile chetosi (diminuzione della tolleranza ai carboidrati dovuta ai glucocorticoidi). Avvertire il paziente e sottolineare l’importanza del controllo del glucosio ematico, specialmente all’inizio del trattamento. Durante e dopo il trattamento con i glucocorticoidi, può essere necessario regolare la dose dell’antidiabetico. – Ritodrina, salbutamolo, terbutalina: per via endovenosa.Aumento dei livelli ematici di glucosio dovuti all’effetto dei beta–2 agonisti. Sottolineare l’importanza del controllo glicemico. Se necessario, passare all’insulina. Combinazione che richiede una valutazione: – Terapia anticoagulante (p. e. warfarin): Durante il trattamento concomitante le sulfoniluree possono potenziare l’effetto anticoagulante. Può essere necessario regolare il dosaggio dell’anticoagulante.

Effetti indesiderati

L’esperienza con la gliclazide e altre sulfoniluree ha evidenziato gli effetti indesiderati riportati di seguito. Le frequenze di incidenza sono definite nel seguente modo: – Molto comuni (≥1/10), – Comuni (≥1/100 e <1/10), – Non comuni (≥1/1000 e <1/100), – Rari (≥1/10000 e <1/1000), – Molto rari (<1/10000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). Ipoglicemia Come per le altre sulfoniluree, il trattamento con Gliclada compresse a rilascio modificato può causare la comparsa di ipoglicemia in caso di irregolarità dell’orario dei pasti e specialmente, in caso di mancata assunzione dei pasti. Possibili sintomi di ipoglicemia sono: cefalea, acuto senso di fame, nausea, vomito, apatia, disturbi del sonno, agitazione, aggressività, scarsa concentrazione, riduzione del grado di vigilanza e della reattività, depressione, stato confusionale, disturbi della parola e della vista, afasia, tremori, paresi, disturbi sensoriali, vertigini, sensazione d’impotenza, perdita di autocontrollo, delirio, convulsioni, respirazione superficiale, bradicardia, sonnolenza e perdita di coscienza, con possibile coma e conseguente morte. Inoltre, possono essere presenti sintomi della contro–regolazione adrenergica: sudorazione, iperidrosi cutanea, ansia, tachicardia, ipertensione, palpitazioni, angina pectoris ed aritmia cardiaca. Di solito, i sintomi scompaiono dopo l’assunzione di carboidrati (zucchero). I dolcificanti artificiali non hanno effetto. L’esperienza con altre sulfoniluree indica che, malgrado misure inizialmente efficaci, un’ipoglicemia può ripresentarsi. Se la crisi ipoglicemica è grave o prolungata, è necessario un immediato trattamento medico o l’ospedalizzazione, anche se la crisi è momentaneamente controllata dall’assunzione di zucchero. Altri effetti indesiderati Disturbi gastrointestinali, compresi dolori addominali, nausea, vomito, dispepsia, diarrea e costipazione non sono comuni: nel caso si dovessero manifestare, possono essere evitati o minimizzati assumendo la gliclazide con la prima colazione. I seguenti effetti indesiderati sono stati segnalati più raramente: – Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo: Rash, prurito, orticaria, angioedema, eritema, eruzioni maculopapulose, reazioni bollose (quali sindrome di Stevens–Johnsons e necrolisi epidermica tossica). – Patologie del sistema emolinfopoietico: Le alterazioni ematologiche sono rare. Possono includere anemia, leucopenia, trombocitopenia, granulocitopenia. Queste generalmente sono reversibili con la sospensione della gliclazide. – Patologie epatobiliari: innalzamento degli enzimi epatici (AST, ALT, fosfatasi alcalina), epatiti (casi isolati). Interrompere il trattamento in caso di comparsa di ittero colestatico.– Patologie dell’occhio: Specialmente all’inizio del trattamento, si possono verificare disturbi della vista transitori, dovuti alla variazione dei livelli ematici di glucosio. Effetti di attribuzione alla classe Come per le altre sulfoniluree, sono stati osservati i seguenti eventi avversi: casi di eritrocitopenia, di agranulocitosi, di anemia emolitica, di pancitopenia e di vasculiti allergiche, iponatriemia, innalzamento degli enzimi epatici e persino compromissione della funzionalità epatica (ad es. con colestasi ed ittero) ed epatiti che sono regredite dopo sospensione della sulfonilurea o che in casi isolati hanno portato ad insufficienza epatica pericolosa per la vita.

Gravidanza e allattamento

Gravidanza Non ci sono dati sull’uso della gliclazide nella donna durante la gravidanza e ci sono pochi dati anche con altre sulfoniluree. La gliclazide non è risultata teratogena negli studi condotti su animali. Il controllo del diabete deve essere conseguito prima del concepimento per ridurre il rischio di anomalie congenite dovute a diabete non controllato. Gli ipoglicemizzanti orali non sono indicati; l’insulina è il farmaco di prima scelta per il trattamento del diabete durante la gravidanza. Prima di pianificare una gravidanza, o appena si manifesta, si raccomanda di passare dalla terapia con ipoglicemizzanti orali all’insulina. Allattamento Non è noto se la gliclazide o i suoi metaboliti siano escreti nel latte materno. Dato il rischio di ipoglicemia neonatale, il farmaco è controindicato nelle madri in allattamento.

Conservazione

Questo medicinale non richiede nessuna speciale condizione per la conservazione.

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Creato da Giuseppe Pipero.