Prontuario Farmaceutico

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Farmaci e Gravidanza

  • Farmaci e Gravidanza
    L’utilizzo di farmaci in gravidanza comporta problemi collegati alla possibilità di causare danni al neonato. È noto che il 5% di tutti i nati può essere portatore di difetti congeniti, nello specifico alterazioni anatomico/strutturali o difetti metabolico/funzionali (compreso il ritardo mentale) originati da un’anomalia genetica oppure da un agente chimico, fisico o infettivo che, agendo durante la vita prenatale, abbia determinato un danno permanente alla salute del soggetto tale da necessitare un intervento medico; nel 25% dei casi tali difetti vanno attribuiti a fattori genetici, nel 10% a fattori esterni. Per quanto riguarda in particolare i farmaci, questi determinano all’incirca l’1% di tutti i difetti congeniti aventi una causa nota; ne deriva che un uso corretto e prudente dei farmaci nelle donne in età fertile o in gravidanza rappresenta un’importante forma di prevenzione.
  • Come la gravidanza altera l’effetto di un farmaco
    Durante la gravidanza, in conseguenza delle modificazioni dell’organismo materno, si possono verificare dei cambiamenti nelle modalità con cui i farmaci vengono assimilati dall’organismo: il vomito, spesso presente in gravidanza, può ridurre notevolmente o annullare gli effetti della dose somministrata; il flusso sanguigno intestinale aumenta in gravidanza, e ciò può incrementare l’assorbimento dei farmaci assunti per via orale; anche il flusso sanguigno “periferico” aumenta in gravidanza, e ciò può incrementare l’assorbimento dei farmaci somministrati per altre vie, quali quella intramuscolare o polmonare; in gravidanza aumenta la produzione di progesterone, un ormone che riduce la motilità intestinale, e ciò comporta un rallentamento della motilità dello stomaco e un ritardo nello svuotamento del suo contenuto. Ne consegue che i farmaci assunti per via orale possono andare incontro a una modifica del loro assorbimento da parte dell’intestino. Le alterazioni dell’organismo indotte dalla gravidanza influenzano anche le modalità con cui i farmaci, una volta assorbiti, circolano. Durante la gravidanza, per esempio, nel sistema cardiocircolatorio aumenta il volume dei liquidi circolanti all’interno (si parla di aumento della volemia) e all’esterno dei vasi sanguigni (compartimento extravascolare), e aumentano anche la frequenza e la gittata cardiaca. La gravidanza altera poi le modalità di funzionamento di alcuni enzimi deputati a metabolizzare i farmaci: ne deriva che, rispetto alle donne che non sono in gravidanza, la concentrazione di un farmaco nell’organismo può risultare maggiore (se gli enzimi metabolizzano meno) o minore (se avviene il contrario); per questo motivo talvolta è lo stesso medico a modificare la posologia di un farmaco da somministrare a una gravida. La maggior parte dei farmaci attraversa la placenta utilizzando diversi meccanismi, che variano a seconda delle caratteristiche chimico-fisiche del farmaco, di quelle anatomiche e fisiologiche della placenta e delle peculiarità del sistema circolatorio esistente tra gestante e feto (emodinamica del circolo materno-fetale), a loro volta variabili a seconda del periodo della gravidanza. L’effetto tossico di un farmaco sul feto si manifesta con la comparsa di aborto o di una malformazione fetale, oppure con ritardi della crescita del feto nell’utero (aumento della morbilità e mortalità perinatale).
  • Danni indotti dai farmaci in base allo stadio della gravidanza
    Tra le variabili che influenzano le modalità di ricezione e assimilazione dei farmaci in gravidanza, ha una notevole importanza lo stadio della gravidanza durante il quale il farmaco viene assunto: gli eventuali danni indotti sono infatti stadio-dipendenti. Il periodo di massima suscettibilità è quello organogenetico.
  • Informazioni sull’uso di farmaci in gravidanza
    In una paziente gravida, la scelta di una terapia farmacologica è molto spesso complicata dalla carenza di informazioni circa i possibili effetti collaterali per il nascituro che possono seguire all’assunzione, da parte della madre, di determinati farmaci. Le avvertenze presenti nel foglietto illustrativo dei farmaci forniscono in effetti solo indicazioni di massima, nella maggior parte dei casi non supportate da dati clinici ma solo da test condotti sugli animali di laboratorio; d’altra parte, una sperimentazione clinica su donne gravide sarebbe eticamente improponibile. Quando le agenzie statali preposte al controllo dell’immissione in commercio dei farmaci ne autorizzano la commercializzazione, il paragrafo «uso in gravidanza» del foglietto illustrativo viene compilato basandosi soltanto sugli studi pre-clinici e, in alcuni casi, su un piccolo numero di donne che, durante le sperimentazioni cliniche, si sono involontariamente esposte all’azione dei farmaci in studio. Pertanto diventa praticamente impossibile stabilire il reale potenziale teratogeno di un farmaco prima della sua immissione sul mercato. È importante comunque avere chiari alcuni concetti: tutti i farmaci risultati teratogeni nell’uomo hanno avuto effetti simili anche in qualche specie animale che ha ricevuto il farmaco durante le fasi del suo sviluppo; è comunque grazie agli studi sugli animali che oggi è possibile evitare un disastro simile a quello della talidomide (per esempio è ben noto il potenziale effetto teratogeno dei retinoidi, farmaci usati per l’acne); alcuni farmaci, per i più elevati dosaggi utilizzati oppure per la diversa suscettibilità tra le varie specie, possono risultare non teratogeni in alcune specie animali ma teratogeni nell’uomo. Ne consegue che gli studi animali, pur rappresentando un indispensabile punto di partenza, non sono mai una garanzia assoluta per un utilizzo sicuro in gravidanza: solo l’esperienza nell’uomo può consentire un giudizio più completo; l’evidenza di un rischio teratogeno per l’uomo molto spesso emerge da un singolo caso o da un piccolo numero di casi di nati malformati; se il farmaco è utilizzato da un numero limitato di donne o provoca una malformazione di rara osservazione, già pochi casi di difetti congeniti possono essere la spia di un suo effetto teratogeno; se il farmaco è utilizzato da un elevato numero di pazienti, una ridotta percentuale di segnalazioni rappresenta probabilmente la normale incidenza delle malformazioni nella popolazione generale. Al momento attuale, poche decine di farmaci presentano evidenza di un effetto teratogeno nell’uomo. In linea di massima, la gravidanza non esclude a priori l’impiego di farmaci, ma questo va limitato ai periodi di non suscettibilità fetale e ai casi in cui il farmaco è realmente necessario. Ancora più importante è ricordare che per alcuni farmaci devono essere rispettati i necessari periodi di attesa dopo il loro uso e prima del concepimento.
  • Pericolosità dei farmaci da banco (OTC) e delle erbe medicinali
    I farmaci da banco (cioè quelli in libera vendita in farmacia) sono ampiamente utilizzati e, proprio perché acquistabili senza prescrizione medica, sono spesso ritenuti innocui. In generale, anche questi farmaci dovrebbero essere evitati, se possibile, in gravidanza, ma le statistiche dimostrano che il loro consumo è in aumento tra le donne gravide. Per alcuni di questi farmaci sono noti gli effetti avversi sul feto, ma anche i prodotti per i quali mancano dati clinici potrebbero potenzialmente arrecare danni se assunti in gravidanza. Occorre poi considerare un altro possibile elemento di rischio: il danno sul feto dovuto all’interazione tra due farmaci da banco o tra uno di questi e un farmaco prescritto dal medico. Le donne in gravidanza devono dunque consultare sempre un medico o un farmacista prima di assumere qualsiasi farmaco da banco, ricordando di riferire l’eventuale assunzione spontanea di un farmaco non prescritto, in modo che il medico possa fare tutte le valutazioni del caso. Anche le erbe medicinali sono ampiamente utilizzate in gravidanza, perché facilmente disponibili (farmacie, erboristerie, supermercati) e perché, essendo “naturali”, vengono percepite dai consumatori come innocue per chi le usa e di conseguenza prive di rischi anche per il feto. Le stesse modalità con cui tali prodotti vengono spesso assunti (tisane, decotti ecc.) inducono le pazienti a considerarle poco più che “integratori”: in realtà, i rimedi erboristici sono farmaci a tutti gli effetti, e come tali possono avere anche ben precise controindicazioni; inoltre, il più delle volte essi vengono commercializzati come associazione di numerose erbe (talvolta qualche decina), per ognuna delle quali non sono ancora noti tutti i componenti. Rispetto ai farmaci, infine, vanno anche considerati i pericoli di eventuali sofisticazioni dovute all’aggiunta di sostanze potenzialmente tossiche e quelli derivanti da fitoterapici i cui principi attivi non sono stati titolati (cioè correttamente dosati nel prodotto presente in commercio). Soprattutto durante la gravidanza, è quindi necessario essere particolarmente prudenti nell’assumere rimedi erboristici, sia per la possibile pericolosità di questi nei confronti del feto, sia per eventuali loro interazioni nocive con i farmaci da prescrizione o da banco.
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    Creato da Giuseppe Pipero.