Prontuario Farmaceutico

Il miglior prontuario farmaceutico

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Farmaco solo uso ospedaliero

Classe H

Principio attivoBrentuximab vedotin
GruppoAltri antineoplastici
ATCL01XC12 - Brentuximab vedotin
RicettaOsp - uso ospedaliero
SSNNon concedibile
ProduttoreTakeda italia spa
ConservazioneDa +2 a +8 gradi
GlutineNon contiene glutine    
LattosioNon contiene lattosio   
Codice AICA042448011

Indicazioni - Posologia - Controindicazioni - Avvertenze e precauzioni - Interazioni - Gravidanza e allattamento - Effetti indesiderati - Conservazione

Indicazioni

ADCETRIS è indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da linfoma di Hodgkin (HL) CD30+ recidivante o refrattario: 1. in seguito a trapianto autologo di cellule staminali (ASCT) oppure 2. in seguito ad almeno due precedenti regimi terapeutici, quando l’ASCT o la polichemioterapia non è un’opzione terapeutica. ADCETRIS è indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico recidivante o refrattario.

Posologia

Brentuximab vedotin deve essere somministrato sotto la supervisione di un medico esperto nell’uso di farmaci antineoplastici. Posologia La dose raccomandata è 1,8 mg/kg somministrata per infusione endovenosa nell’arco di 30 minuti ogni 3 settimane. Compromissione renale La dose iniziale raccomandata nei pazienti con compromissione renale grave è 1,2 mg/kg somministrati come infusione endovenosa di 30 minuti ogni 3 settimane. I pazienti con compromissione renale devono essere attentamente monitorati per eventi avversi (vedere paragrafo 5.2). Compromissione epatica La dose iniziale raccomandata nei pazienti con compromissione epatica è 1.2 mg/kg somministrati come infusione endovenosa di 30 minuti ogni 3 settimane. I pazienti con compromissione renale devono essere attentamente monitorati per eventi avversi (vedere paragrafo 5.2). Se il peso corporeo del paziente supera 100 kg, è necessario usare 100 kg per il calcolo della dose (vedere paragrafo 6.6). Si devono monitorare i valori dell’emocromo completo prima di somministrare ciascuna dose di questo trattamento (vedere paragrafo 4.4). I pazienti devono essere monitorati durante e dopo l’infusione (vedere paragrafo 4.4). Il trattamento deve essere proseguito fino a progressione della malattia o al manifestrasi di tossicità inaccettabile (vedere paragrafo 4.4). I pazienti con malattia stabilizzata o in miglioramento devono ricevere un minimo di 8 cicli e fino a un massimo di 16 cicli (circa 1 anno) (vedere paragrafo 5.1). Aggiustamenti della dose Neutropenia Se si manifesta neutropenia nel corso del trattamento, deve essere gestita posticipando la somministrazione delle dosi. Vedere la Tabella 1 sotto riportata per le opportune raccomandazioni posologiche (vedere anche paragrafo 4.4). Tabella 1: Raccomandazioni di dosaggio per la neutropenia

Gravità della neutropenia (segni e sintomi [descrizione abbreviata CTCAEa]) Modifica dello schema di dosaggio
Grado 1 (< LLN–1500/mm³ < LLN–1,5 x 109/l) o Proseguire con dose e posologia invariata
Grado 2 (< 1500–1000/mm³ < 1,5–1,0 x 109/l)
Grado 3 (< 1000 –500/mm³ < 1,0–0,5 x 109/l) o Sospendere la somministrazione fino a quando la tossicità torna a ≤ Grado 2 o al basale, quindi riprendere il trattamento con la stessa dose e posologiab. Considerare il supporto con fattore di crescita G–CSF o GM–CSF) nei cicli successivi per i pazienti che sviluppano neutropenia di Grado 3 o Grado 4.
Grado 4 (< 500/mm³ < 0,5 x 109/l)
a. Classificazione basata sui criteri del National Cancer Institute (NCI), Common Terminology Criteria for Adverse Events (CTCAE) v3.0; vedere Neutrofili/granulociti; LLN= limite inferiore della norma b. I pazienti che manifestano linfopenia di Grado 3 o Grado 4 possono continuare il trattamento senza interruzioni. Neuropatia periferica Se durante il trattamento si ha l’esordio od il peggioramento della neuropatia periferica sensoriale o motoria, fare riferimento alla Tabella 2 seguente per le opportune raccomandazioni posologiche (vedere paragrafo 4.4). Tabella 2: Raccomandazioni posologiche per l’esordio o il peggioramento di neuropatia periferica sensoriale o motoria
Gravità della neuropatia periferica sensoriale o motoria (segni e sintomi [descrizione abbreviata CTCAEa]) Modifica della posologia
Grado 1 (parestesia e/o perdita di riflessi, senza alcuna perdita della funzione) Proseguire con dose e posologia invariata
Grado 2 (interferisce con la funzionalità ma non con le attività quotidiane) o Sospendere la somministrazione fino a quando la tossicità torna a ≤ Grado 1 o al basale, quindi riprendere il trattamento a una dose ridotta di 1,2 mg/kg ogni 3 settimane
Grado 3 (interferisce con le attività quotidiane)
Grado 4 (neuropatia sensoriale debilitante o neuropatia motoria potenzialmente fatale o che porta a paralisi) Interrompere il trattamento
a. Classificazione basata sui criteri del National Cancer Institute (NCI), Common Terminology Criteria for Adverse Events (CTCAE) v3.0; vedere neuropatia: motoria; neuropatia: sensoriale; e dolore neuropatico. Pazienti anziani La sicurezza e l’efficacia nei pazienti anziani di età pari o superiore a 65 anni non sono state stabilite. Non ci sono dati disponibili. Popolazione pediatrica La sicurezza e l’efficacia nei bambini di età inferiore a 18 anni non sono state ancora stabilite. Non ci sono dati disponibili. In studi non clinici è stata osservata deplezione timica (vedere paragrafo 5.3). Modo di somministrazione La dose raccomandata di ADCETRIS è somministrata per infusione nell’arco di 30 minuti. Per le istruzioni sulla ricostituzione e la diluizione del medicinale prima della somministrazione, vedere paragrafo 6.6. Brentuximab vedotin non deve essere somministrato con un’ iniezione rapida endovenosa o in bolo. Brentuximab vedotin deve essere somministrato attraverso una linea endovenosa separata e non miscelato con altri medicinali (vedere paragrafo 6.2).

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1. Il trattamento in associazione di brentuximab con bleomicina causa tossicità polmonare.

Avvertenze e precauzioni

Leucoencefalopatia multifocale progressiva Nei pazienti in trattamento con brentuximab vedotin può verificarsi riattivazione del virus di John Cunningham (JCV) con conseguente leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) e decesso. È stata riferita leucoencefalopatia multifocale progressiva nei pazienti sottoposti a questo trattamento in seguito a trattamento con precedenti e molteplici regimi chemioterapici. La leucoencefalopatia multifocale progressiva è una rara malattia demielinizzante del sistema nervoso centrale, causata dalla riattivazione del virus di John Cunningham latente ed è spesso fatale. I pazienti devono essere strettamente monitorati per identificare l’esordio o il peggioramento di segni e sintomi neurologici, cognitivi o comportamentali suggestivi di leucoencefalopatia multifocale progressiva. Brentuximab vedotin deve essere sospeso in ogni caso di sospetta leucoencefalopatia multifocale progressiva. La valutazione suggerita per la leucoencefalopatia multifocale progressiva comprende consulto neurologico, risonanza magnetica cerebrale con gadolinio e ricerca nel liquido cerebrospinale della presenza di virus di John Cunningham, mediante reazione a catena della polimerasi, o una biopsia cerebrale con evidenza di virus di John Cunningham. Un referto di reazione a catena della polimerasi negativo per il virus di John Cunningham non esclude la leucoencefalopatia multifocale progressiva. Possono essere necessari ulteriori valutazioni e follow–up laddove non è possibile formulare una diagnosi alternativa. Brentuximab vedotin deve essere interrotto definitivamente in seguito alla conferma di diagnosi di leucoencefalopatia multifocale progressiva. Il medico deve prestare particolare attenzione a sintomi che suggeriscono leucoencefalopatia multifocale progressiva di cui il paziente può non essere consapevole (ad esempio sintomi cognitivi, neurologici o psichiatrici). Pancreatite E’ stata osservata pancreatite acuta in pazienti trattati con brentuximab vedotin. Sono stati riportati eventi fatali. I pazienti devono essere attentamente monitorati in caso di dolore addominale nuovo o in peggioramento, che può essere indicativo di una pancreatite acuta. La valutazione del paziente può includere l’esame fisico, esami di laboratorio per la valutazione dell’amilasi sierica e della lipasi sierica e esami strumentali dell’addome, quali ecografia e ulteriori appropriate misure diagnostiche. Si deve considerare brentuximab vedotin per qualsiasi caso sospetto di pancreatite acuta. Si deve interrompere brentuximab vedotin se una diagnosi di pancreatite acuta è confermata. Tossicità polmonare Sono stati riportati casi di tossicità polmonare in pazienti trattati con brentuximab vedotin. Sebbene non sia stata stabilita una associazione causale con brentuximab vedotin, il rischio di tossicità polmonare non può essere escluso. In caso di sintomi polmonari nuovi o peggiorativi (ad es. tosse, dispnea), deve essere effettuata una tempestiva valutazione diagnostica e i pazienti devono essere adeguatamente trattati. Gravi infezioni e infezioni opportunistiche Gravi infezioni, come polmonite, batteriemia stafilococcica, sepsi/shock settico (compresi esiti fatali) e herpes zoster, e infezioni opportunistiche come polmonite da pneumocystis jiroveci e candidosi orale, sono state riferite nei pazienti in trattamento con brentuximab vedotin. I pazienti devono essere attentamente monitorati durante il trattamento, per individuare l’insorgenza di possibili infezioni gravi e opportunistiche. Reazioni correlate all’infusione Sono state riferite reazioni all’infusione immediate e tardive, nonché reazioni anafilattiche. I pazienti devono essere attentamente monitorati durante e dopo l’infusione. In caso di insorgenza di una reazione anafilattica, la somministrazione di brentuximab vedotin deve essere interrotta immediatamente e definitivamente e deve essere somministrata un appropriato trattamento medico. In caso di reazioni correlate all’infusione, l’infusione deve essere interrotta e deve essere predisposto un appropriato intervento medico. L’infusione può essere ripresa a una velocità ridotta, successivamente alla risoluzione dei sintomi. I pazienti che hanno avuto precedenti reazioni all’infusione devono essere premedicati per le infusioni successive. La premedicazione può includere paracetamolo, un antistaminico e un corticosteroide. Le reazioni correlate all’infusione insorgono con maggiore frequenza e gravità nei pazienti con anticorpi contro brentuximab vedotin (vedere paragrafo 4.8). Sindrome da lisi tumorale È stata riferita sindrome da lisi tumorale (TLS) con brentuximab vedotin. I pazienti con tumori in rapida proliferazione e con elevato carico tumorale sono a rischio di sindrome da lisi tumorale. Tali pazienti devono essere strettamente monitorati e gestiti in base alla migliore pratica clinica. La gestione della sindrome da lisi tumorale può includere idratazione aggressiva, monitoraggio della funzione renale, correzione delle anomalie elettrolitiche, trattamento anti–iperuricemico e trattamento di supporto. Neuropatia periferica Il trattamento con brentuximab vedotin può causare neuropatia periferica prevalentemente sensoriale. Sono stati inoltre riferiti casi di neuropatia periferica motoria. Tipicamente la neuropatia periferica indotta da brentuximab vedotin è un effetto dell’esposizione cumulativa a questo medicinale ed è reversibile in gran parte dei casi. Nella popolazione di uno studio di fase 2, al tempo dell’ultima valutazione, la maggioranza dei pazienti (62%) ha avuto un miglioramento o la risoluzione dei sintomi della neuropatia periferica. Per i pazienti in cui è stata riscontrata neuropatia periferica, nel 9% si è avuta l’interruzione del trattamento con brentuximab vedotin, nell’8% è stata riportata riduzione della dose e nel 13% si sono verificati ritardi della somministrazione. I pazienti devono essere monitorati per sintomi di neuropatia, come ipoestesia, iperestesia, parestesia, malessere, sensazione di bruciore, dolore neuropatico e debolezza. Per i pazienti con neuropatia di nuovo esordio o in peggioramento può essere richiesta la posticipazione della somministrazione e la riduzione della dose di brentuximab vedotin, o l’interruzione del trattamento (vedere paragrafo 4.2). Tossicità ematologica Con brentuximab vedotin possono verificarsi anemia di Grado 3 o di Grado 4, trombocitopenia e neutropenia prolungata (≥1 settimana) di Grado 3 o di Grado 4. Si devono monitorare i valori dell’emocromo completo prima di somministrare ciascuna dose. In caso di insorgenza di neutropenia di Grado 3 o 4, riferirsi al paragrafo 4.2. Neutropenia febbrile Durante il trattamento con brentuximab vedotin è stata riferita neutropenia febbrile (febbre di eziologia non nota, in assenza di infezione clinicamente o microbiologicamente documentata con conta assoluta dei neutrofili <1,0 x 109/l, febbre ≥38,5°C; rif. CTCAE v3). Si devono monitorare i valori dell’emocromo completo prima di somministrare ciascuna dose di questo trattamento. In caso di neutropenia febbrile, i pazienti devono essere monitorati strettamente per la comparsa di febbre e gestiti in base alla migliore pratica clinica. Sindrome di Stevens–Johnson e necrolisi epidermica tossicaSono state riferite sindrome di Stevens–Johnson (SJS) e necrolisi epidermica tossica (TEN) con brentuximab vedotin. Sono stati riportati esiti fatali. In caso di insorgenza di SJS o TEN, il trattamento con brentuximab vedotin deve essere sospeso e deve essere somministrata un appropriato trattamento medico. Funzione epatica Sono stati riportati aumenti dei valori di alanina aminotransferasi (ALT) e aspartato aminotransferasi (AST). La funzione epatica deve essere regolarmente monitorata in pazienti che ricevono brentuximab vedotin. Iperglicemia È stata riferita iperglicemia negli studi clinici in pazienti con indice di massa corporea (BMI) elevato, con o senza anamnesi di diabete mellito. Tuttavia, si deve monitorare strettamente la glicemia nei pazienti che sviluppano un evento di iperglicemia. Se indicato, si deve somministrare un trattamento antidiabetico. Compromissione renale ed epatica L’esperienza nei pazienti con compromissione renale ed epatica è limitata. I dati disponibili indicano che la clearance della MMAE può essere influenzata dall’ compromissione renale grave, dalla compromissione epatica e da basse concentrazioni di albumina sierica (vedere paragrafo 5.2). Contenuto di sodio negli eccipienti Questo medicinale contiene un massimo di 2,1 mmol (o 47 mg) di sodio per ogni dose. Ciò deve essere preso in considerazione per i pazienti che seguono una dieta ad apporto controllato di sodio.

Interazioni

Interazione con medicinali metabolizzati attraverso la via CYP3A4 (inibitori/induttori del CYP3A4) La somministrazione concomitante di brentuximab vedotin e ketoconazolo, un potente inibitore del CYP3A4 e della P–glicoproteina, ha aumentato l’esposizione all’agente antimicrotubulare MMAE di circa il 73%, e non ha alterato l’esposizione plasmatica a brentuximab vedotin. Pertanto, la somministrazione concomitante di brentuximab vedotin e potenti inibitori del CYP3A4 e della Pglicoproteina può aumentare l’incidenza della neutropenia. Se si manifesta neutropenia, vedere la Tabella 1: Raccomandazioni posologiche per la neutropenia (vedere paragrafo 4.2). La co–somministrazione di brentuximab vedotin e rifampicina, un potente induttore del CYP3A4, non ha modificato l’esposizione plasmatica a brentuximab vedotin, tuttavia, ha ridotto l’esposizione alla MMAE del 31% circa. La co–somministrazione di midazolam, un substrato del CYP3A4, e brentuximab vedotin non ha modificato il metabolismo di midazolam, pertanto, non si prevede che brentuximab vedotin alteri l’esposizione ai medicinali metabolizzati dagli enzimi del CYP3A4.

Effetti indesiderati

Riassunto del profilo di sicurezza Il profilo di sicurezza di ADCETRIS è basato sui dati disponibili da sperimentazioni cliniche, il Programma di Uso Compassionevole e l’esperienza post–marketing ad oggi. Le frequenze delle reazioni avverse descritte di seguito e nella Tabella 3 sono state determinate in base ai dati generati in studi clinici. Nella popolazione di pazienti trattati nella fase 2 con questo medicinale sono state segnalate infezioni gravi e opportunistiche (vedere paragrafo 4.4). Nella popolazione di fase II, il 16% dei pazienti ha manifestato un evento che indicava un’infezione. Gravi reazioni avverse al farmaco nella popolazione di pazienti trattati in fase 2 sono state: neutropenia, trombocitopenia, stipsi, diarrea, vomito, febbre, neuropatia periferica motoria e neuropatia periferica sensoriale, iperglicemia, polineuropatia demielinizzante, sindrome da lisi tumorale e sindrome di Stevens–Johnson. Nella popolazione di pazienti trattati in fase 2 le reazioni avverse osservate più comunemente nei pazienti sottoposti a questo trattamento sono state: neuropatia periferica sensoriale, affaticamento, nausea, diarrea, neutropenia, vomito, febbre e infezione delle vie respiratorie superiori. Nella popolazione di pazienti trattati in fase 2, le reazioni avverse hanno portato alla sospensione del trattamento nel 19% dei pazienti cuiè stato somministrato brentuximab vedotin. Gravi reazioni avverse che hanno portato alla sospensione del trattamento in due o più pazienti con linfoma di Hodgkin o linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico sono state neuropatia periferica sensoriale (6%) e neuropatia periferica motoria (2%). I dati di sicurezza in pazienti con HL recidivante o refrattario che non avevano ricevuto un trapianto autologo di cellule staminali ed erano stati trattati con la dose raccomandata di 1,8 mg/kg ogni tre settimane negli studi di fase 1 di titolazione e di farmacologia clinica (n=15 pazienti) e nel programma di uso compassionevole (n=26 pazienti) (vedere paragrafo 5.1) corrispondevano al profilo di sicurezza degli studi clinici pivotal. Tabella delle reazioni avverse Le reazioni avverse per ADCETRIS sono elencate in base alla classificazione MedDRA per sistemi e organi (vedere Tabella 3). All’interno della classificazione per sistemi e organi, le reazioni avverse sono riportate in ordine di frequenza: Molto comune (≥1/10), Comune (≥1/100, <1/10), Non comune (≥1/1.000, <1/100), Raro (≥ 1/10.000, <1/1.000), Molto raro (<1/10.000), non nota (non può essere stimata dai dati disponibili). Tabella 3: Reazioni avverse ad ADCETRIS

Classificazione per sistemi e organi Reazioni avverse
Infezioni ed infestazioni
Molto comune: Infezionea
Comune: Sepsi/shock settico, infezione del tratto respiratorio superiore, herpes zoster, polmonite
Non comune: Candidosi orale, polmonite da pneumocystis jiroveci, batteriemia stafilococcica
Frequenza non nota Leucoencefalopatia multifocale progressiva
Patologie del sistema emolinfopoietico
Molto comune: Neutropenia
Comune: Anemia, trombocitopenia
Frequenza non nota: Neutropenia febbrile
Disturbi del sistema immunitario
Frequenza non nota: Reazione anafilattica
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Comune Iperglicemia
Non comune: Sindrome da lisi tumorale
Patologie del sistema nervoso
Molto comune: Neuropatia periferica sensoriale
Comune: Neuropatia periferica motoria, capogiri, polineuropatia demielinizzante
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Comune: Tosse, dispnea
Patologie gastrointestinali
Molto comune: Diarrea, nausea, vomito
Comune: Stipsi
Non comune: Pancreatite acuta
Patologie epatobiliari
Comune: Aumento dei valori di alanina aminotransferasi/ aspartato aminotransferasi (ALT/AST)
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Molto comune: Alopecia, prurito
Comune rash
Raro: Sindrome di Stevens–Johnson/necrolisi epidermica tossica
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Molto comune: Mialgia
Comune: Artralgia, dolore alla schiena
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione
Molto comune: Affaticamento, febbre, reazioni correlate all’infusioneb
Comune: Brividi
a.I termini preferiti segnalati alla voce Infezioni ed infestazioni comprendono sepsi/shock settico, infezione del tratto respiratorio superiore, herpes zoster e polmonite. b. I termini preferiti associati alle reazioni all’infusione sono stati brividi (4%), nausea, dispnea e prurito (3% ciascuno), e tosse (2%). Descrizione di reazioni avverse selezionate Le reazioni avverse che hanno portato a ritardi nelle dosi fino a 3 settimane, in più del 5% dei pazienti, sono state neutropenia (14%) e neuropatia periferica sensoriale (11%) (vedere paragrafo 4.2). La reazione avversa che ha portato a una riduzione della dose in più del 5% dei pazienti è stata neuropatia periferica sensoriale (8%). Il novanta percento (90%) dei pazienti negli studi di fase II ha mantenuto la dose raccomandata di 1,8 mg/kg durante il trattamento. Durante questo trattamento può insorgere neutropenia grave e prolungata (>1 settimana), che può aumentare il rischio di insorgenza di gravi infezioni nei pazienti. La durata mediana della neutropenia di Grado 3 o di Grado 4 è stata limitata (1 settimana); il 2% dei pazienti ha avuto neutropenia di Grado 4 con durata >7 giorni. Meno della metà dei pazienti nella popolazione di fase II affetta da neutropenia di Grado 3 o di Grado 4 ha manifestato infezioni opportunistiche, e gran parte di queste sono state di Grado 1 o 2. Tra i pazienti che hanno manifestato neuropatia periferica, il tempo mediano di follow–up dal termine del trattamento fino all’ultima valutazione è stato di 10 settimane circa. Alla data dell’ultima valutazione, il 62% degli 84 pazienti con neuropatia periferica aveva avuto la risoluzione o il miglioramento di parte dei sintomi di neuropatia periferica. Il tempo mediano dall’esordio alla risoluzione, o al miglioramento, di tutti gli eventi è stato di 6,6 settimane (range: da 0,3 a 54,4 settimane). È stata riferita leucoencefalopatia multifocale progressiva al di fuori degli studi clinici pivotal di fase II (vedere paragrafo 4.4). E’ stata riportata pancreatite acuta (inclusi eventi fatali) al di fuori degli studi clinici pivotal di fase II. Si deve considerare la diagnosi di pancreatite acuta in pazienti che presentano dolore addominale nuovo o in peggioramento (vedere paragrafo 4.4). Sono state riferite reazioni anafilattiche al di fuori degli studi clinici pivotal di fase II (vedere paragrafo 4.4). I sintomi di una reazione anafilattica possono comprendere, non a titolo esaustivo: orticaria, angioedema, ipotensione e broncospasmo. È stata riferita neutropenia febbrile al di fuori degli studi clinici pivotal di fase II (vedere paragrafo 4.2). Un paziente arruolato in uno studio di fase I di incremento delle dosi ha manifestato neutropenia febbrile di Grado 5 dopo una singola dose di brentuximab vedotin di 3,6 mg/kg. Sono state riportate Sindrome di Stevens–Johnson (SJS) e necrolisi epidermica tossica (TEN) con brentuximab vedotin in studi clinici e nell’utilizzo post–marketing. Sono stati riportati esiti fatali (vedere paragrafo 4.4). Immunogenicità I pazienti con linfoma di Hodgkin o con linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico recidivanti o refrattari nei due studi di fase II sono stati testati per la presenza di anticorpi contro brentuximab vedotin ogni 3 settimane, utilizzando un immunosaggio elettrochemiluminescente ad alta sensibilità. Circa il 35% dei pazienti in questi studi ha sviluppato anticorpi contro brentuximab vedotin. Di questi pazienti, la maggior parte è diventata positiva prima della seconda dose, il 7% risultava persistentemente positivo agli anticorpi anti–terapeutici (ATA), e il 62% dei pazienti ATA–positivi presentava anticorpi neutralizzanti. L’uno (1) percento dei pazienti ha avuto reazioni avverse da una reazione all’infusione, che hanno portato alla sospensione terapia del trattamento. La presenza di anticorpi contro brentuximab vedotin non è stata correlata a riduzioni clinicamente significative dei livelli sierici di brentuximab vedotin, e neppure ad un calo dell’efficacia di brentuximab vedotin. Sebbene la presenza di anticorpi contro brentuximab vedotin non sia necessariamente un predittore dello sviluppo di reazioni correlate all’infusione, è stata riscontrata un’incidenza superiore di reazioni all’infusione nei pazienti persistentemente ATA–positivi (30%), rispetto ai pazienti transitoriamente ATA–positivi (12%) o ai pazienti non ATA–positivi (7%). Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione.

Gravidanza e allattamento

Donne in età fertile Le donne in età fertile devono usare due misure contraccettive efficaci durante e fino a 6 mesi dopo il trattamento con brentuximab vedotin. Gravidanza Non ci sono dati relativi all’uso di brentuximab vedotin in donne in gravidanza. Gli studi sugli animali hanno mostrato una tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). Brentuximab vedotin non deve essere usato durante la gravidanza a meno che il beneficio per la madre non superi i rischi potenziali per il feto. Se una donna in gravidanza necessita di essere trattata, deve essere informata in modo chiaro del potenziale rischio per il feto. Vedere il paragrafo seguente sulla fertilità per fornire consigli alle donne i cui partner sono in trrattamento con brentuximab vedotin. Allattamento Non è noto se brentuximab vedotin o i suoi metaboliti siano escreti nel latte materno. Il rischio per i neonati/lattanti non può essere escluso.La decisione di interrompere l’allattamento oppure interrompere od astenersi dal trattamento con brentuximab vedotin deve essere presa tenendo in considerazione un potenziale rischio per il bambino in allattamento e il beneficio del trattamento per la donna. Fertilità In studi non clinici, il trattamento con brentuximab vedotin ha causato tossicità testicolare e può alterare la fertilità maschile. La MMAE ha evidenziato proprietà aneugeniche (vedere paragrafo 5.3). Pertanto, si consiglia agli uomini in trattamento con questo medicinale di richiedere il congelamento e la conservazione di campioni spermatici prima del trattamento. Agli uomini in trattamento con questo medicinale deve essere raccomandato di astenersi dal concepimento durante il trattamento e fino a 6 mesi dopo l’assunzione dell’ultima dose.

Conservazione

Conservare in frigorifero (2°C–8°C). Non congelare. Conservare il flaconcino nella confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce. Per le condizioni di conservazione dopo la ricostituzione e la diluizione vedere paragrafo 6.3.

About

Creato da Giuseppe Pipero.