Prontuario Farmaceutico

Il miglior prontuario farmaceutico

Arzerra EV 3FL 100MG 5ML

Soluzione per infusione conc in flacone

€ 1076.90

Farmaco solo uso ospedaliero

Classe H

Principio attivoOfatumumab
GruppoAltri antineoplastici
ATCL01XC10 - Ofatumumab
RicettaOsp - uso ospedaliero
SSNNon concedibile
ProduttoreNovartis farma spa
ConservazioneDa +2 a +8 gradi
GlutineNon contiene glutine    
LattosioNon contiene lattosio   
Codice AICA039826019

Indicazioni - Posologia - Controindicazioni - Avvertenze e precauzioni - Interazioni - Gravidanza e allattamento - Effetti indesiderati - Conservazione

Indicazioni

Leucemia linfatica cronica (LLC) non trattata in precedenza: Arzerra in combinazione con clorambucile o bendamustina è indicato nel trattamento di pazienti con LLC che non sono stati trattati in precedenza e che non sono eleggibili per una terapia a base di fludarabina. Vedere paragrafo 5.1 per ulteriori informazioni. LLC refrattaria: Arzerra è indicato nel trattamento della LLC nei pazienti refrattari a fludarabina e alemtuzumab. Vedere paragrafo 5.1 per ulteriori informazioni.

Posologia

Arzerra deve essere somministrato sotto la supervisione di un medico esperto nell’utilizzo di terapie antitumorali ed in un ambiente dove strutture di rianimazione siano immediatamente disponibili. Monitoraggio I pazienti devono essere attentamente monitorati durante la somministrazione di ofatumumab per l’insorgenza delle reazioni legate all’infusione, incluse la sindrome da rilascio di citochine, in particolare durante la prima infusione. Pre–trattamento I pazienti devono essere sempre pre–trattati da 30 minuti a 2 ore prima dell’infusione di Arzerra in base ai seguenti schemi posologici: LLC non trattata in precedenza: • paracetamolo per via orale (acetaminofene) 1.000 mg (o un equivalente), più • un antistaminico per via orale o endovenosa (difenidramina 50 mg o cetirizina 10 mg o un equivalente), più • un corticosteroide per via endovenosa (prednisolone 50 mg o un equivalente). Dopo la prima e la seconda infusione, se il paziente non va incontro ad una grave reazione avversa al farmaco (ADR), il pre–trattamento con un corticosteroide per la successiva infusione può essere ridotto od omesso, a discrezione del medico. LLC refrattaria: • paracetamolo per via orale (acetaminofene) 1.000 mg (o un equivalente), più • un antistaminico per via orale o endovenosa (difenidramina 50 mg o cetirizina 10 mg o un equivalente), più • un corticosteroide per via endovenosa (prednisolone 100 mg o un equivalente). Se la seconda infusione settimanale è completata senza una ADR grave, la dose di corticosteroide può essere ridotta nel numero di infusioni da 8 a 3 a discrezione del medico. Prima della nona infusione (la prima infusione mensile), i pazienti devono ricevere l’intera dose degli agenti pretrattamento sopra descritta. Se la nona infusione è completata senza una ADR grave la dose di prednisolone può essere ridotta all’equivalente di 50 mg per le successive infusioni a discrezione del medico. Posologia LLC non trattata in precedenza La dose e lo schema posologico raccomandati sono 300 mg al giorno 1 seguiti una settimana dopo da 1.000 mg il giorno 8 (ciclo 1), seguiti da 1000 mg il giorno 1 dei cicli successivi, per un minimo di 3 cicli, fino alla miglior risposta o ad un massimo di 12 cicli (ogni 28 giorni). La migliore risposta è una risposta clinica che non ha provocato miglioramento con 3 ulteriori cicli di trattamento. Prima infusione La velocità iniziale della prima infusione di Arzerra deve essere di 12 ml/ora. Durante l’infusione, la velocità deve essere raddoppiata ogni 30 minuti fino ad un massimo di 400 ml/ora (vedere paragrafo 6.6). Infusioni successive Se la prima infusione è stata completata senza gravi ADR correlate all’infusione, le restanti infusioni possono iniziare ad una velocità di 25 ml/ora e deve essere raddoppiata ogni 30 minuti fino ad un massimo di 400 ml/ora (vedere paragrafo 6.6). LLC refrattaria: La dose raccomandata è di 300 mg per la prima infusione e 2.000 mg per tutte le infusioni successive. Lo schema infusionale è di 8 infusioni settimanali consecutive, seguite, 4–5 settimane più tardi, da 4 infusioni mensili consecutive (ovvero ogni 4 settimane). Prima e seconda infusione La velocità iniziale della prima e della seconda infusione di Arzerra deve essere di 12 ml/ora. Durante l’infusione, la velocità deve essere aumentata ogni 30 minuti fino ad un massimo di 200 ml/ora (vedere paragrafo 6.6). Infusioni successive Se la seconda infusione è stata completata senza gravi ADR correlate all’infusione, le restanti infusioni possono iniziare ad una velocità di 25 ml/ora che deve essere aumentate ogni 30 minuti fino ad un massimo di 400 ml/ora (vedere paragrafo 6.6). Modificazione della dose e re–inizio della terapia per le ADR correlate all’infusione – nei pazienti con LLC non trattata in precedenza e LLC refrattaria. Interrompere l’infusione per ADR correlate all’infusione di qualsiasi gravità. Il trattamento può essere ripreso a discrezione del medico curante. Le seguenti modifiche della velocità di infusione possono essere usate come guida: • In caso di ADR da lieve a moderata, l’infusione deve essere interrotta e re–iniziata alla metà della velocità infusionale al momento dell’interruzione, quando la condizione del paziente è stabile. Se la velocità di infusione non era stata aumentata dalla velocità iniziale di 12 ml/ora prima dell’interruzione a causa di una ADR, l’infusione deve essere re–iniziata a 12 ml/ora, la velocità iniziale standard di infusione. La velocità dell’infusione può continuare ad essere aumentata secondo le procedure standard, a discrezione del medico e in base alla tolleranza del paziente (non superando l’aumento della velocità ogni 30 minuti). • In caso di una ADR grave, l’infusione deve essere interrotta e re–iniziata a 12 ml/ora, quando la condizione del paziente è stabile. La velocità dell’infusione può continuare ad essere aumentata secondo le procedure standard, a discrezione del medico e in base alla tolleranza del paziente (non superando l’aumento della velocità ogni 30 minuti). Popolazione pediatrica L’uso di Arzerra non è raccomandato nei bambini al di sotto dei 18 anni di età a causa dei dati insufficienti sulla sicurezza e/o sull’efficacia. Anziani Non sono state osservate differenze sostanziali nella sicurezza e nell’efficacia correlate all’età (vedere paragrafo 5.1). In base ai dati disponibili di sicurezza ed efficacia, non è richiesto un aggiustamento della dose (vedere paragrafo 5.2). Insufficienza renale Non sono stati effettuati studi formali con Arzerra in pazienti con insufficienza renale. Non è raccomandato un aggiustamento della dose per l’insufficienza renale da lieve a moderata (clearance della creatinina > 30 ml/min) (vedere paragrafo 5.2). Insufficienza epatica Non sono stati effettuati studi formali con Arzerra in pazienti con insufficienza epatica. Tuttavia è improbabile che pazienti con insufficienza epatica richiedano una modifica della dose (vedere paragrafo 5.2). Metodo di somministrazione Arzerra deve essere somministrato per infusione endovenosa e deve essere diluito prima della somministrazione. Per le istruzioni sulla diluizione del medicinale prima della somministrazione vedere paragrafo 6.6.

Controindicazioni

Ipersensibilità ad ofatumumab o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

Avvertenze e precauzioni

Reazioni legate all’infusione Ofatumumab per via endovenosa è stato associato a reazioni legate all’infusione. Queste reazioni possono portare alla sospensione temporanea o all’interruzione del trattamento. Il pre–trattamento attenua le reazioni legate all’infusione ma queste possono ancora presentarsi, soprattutto durante la prima infusione. Le reazioni legate all’infusione possono includere, ma non si limitano a, eventi anafilattoidi, broncospasmo, eventi cardiaci (ad esempio ischemia del miocardio/infarto, bradicardia), brividi/rigidità, tosse, sindrome da rilascio di citochine, diarrea, dispnea, affaticamento, arrossamento, ipertensione, ipotensione, nausea, dolore, edema polmonare, prurito, piressia, eruzione cutanea e orticaria. In casi rari, queste reazioni possono portare al decesso. Anche con il pre–trattamento, sono state riportate reazioni gravi, inclusa sindrome da rilascio di citochine, a seguito dell’utilizzo di ofatumumab. In caso di gravi reazioni legate all’infusione, deve essere interrotta immediatamente l’infusione di Arzerra ed istituito il trattamento sintomatico (vedere paragrafo 4.2). Le reazioni legate all’infusione si verificano più frequentemente al primo giorno di infusione e tendono a diminuire con le infusioni successive. I pazienti con anamnesi di riduzione della funzionalità polmonare possono presentare un rischio maggiore di complicanze polmonari da reazioni gravi e devono essere monitorati attentamente durante l’infusione di ofatumumab. Sindrome da lisi tumorale Nei pazienti con LLC può verificarsi la sindrome da lisi tumorale (SLT) con l’utilizzo di ofatumumab. I fattori di rischio per la SLT includono un’elevata massa tumorale, alte concentrazioni di cellule circolanti (≥ 25.000/mm³), ipovolemia, insufficienza renale, elevati livelli pre–trattamento di acido urico ed elevati livelli di lattato deidrogenasi. Il trattamento della SLT include la correzione delle anomalie elettrolitiche, il monitoraggio della funzione renale, il mantenimento dell’equilibrio dei liquidi e trattamenti di supporto. Leucoencefalopatia multifocale progressiva Leucoencefalopatia multifocale progressiva (LMP) e decesso sono stati riportati in pazienti con LLC che ricevevano terapia farmacologica citotossica, inclusa terapia con ofatumumab. Si deve prendere in considerazione una diagnosi di LMP in qualsiasi paziente di Arzerra che segnala la comparsa di nuovi, o la modifica di pre–esistenti, segni o sintomi neurologici. Se si sospetta una diagnosi di LMP, Arzerra deve essere interrotto e si deve prendere in considerazione il consulto con un neurologo. Immunizzazione Non sono state studiate la sicurezza e la capacità di generare una risposta primaria o anamnestica ad una immunizzazione con vaccini attenuati o inattivati durante il trattamento con ofatumumab. La risposta alla vaccinazione può essere ridotta nel caso le cellule B siano diminuite. A causa del rischio di infezioni, la somministrazione di vaccini vivi attenuati deve essere evitata durante e dopo il trattamento con ofatumumab, fino a quando la conta delle cellule B non si sia normalizzata. Si devono prendere in considerazione i rischi e i benefici di vaccinare i pazienti durante la terapia con ofatumumab. Epatite B In pazienti trattati con medicinali, incluso Arzerra, classificati come anticorpi citolitici diretti contro il CD–20 si sono verificate infezione e riattivazione del virus dell’epatite B (HBV), che in alcuni casi hanno causato epatite fulminante, insufficienza epatica e morte. Sono stati riportati casi in pazienti che erano positivi per l’antigene di superficie dell’epatite B (HBsAg) e anche in quelli che erano positivi all’anticorpo core dell’epatite B (anti–HBc) ma HBsAg negativi. Si è verificata riattivazione anche nei pazienti che sembravano aver risolto l’infezione da epatite B (cioè HBsAg negativi, anti–HBc positivi, e positivi per l’anticorpo di superficie dell’epatite B [anti–HBs]). La riattivazione del HBV è definita come l’improvviso aumento della replicazione del HBV che si manifesta come un rapido aumento nel siero dei livelli di HBV DNA o nella rilevazione di HBsAg in un soggetto che era precedentemente HBsAg negativo e anti–HBc positivo. La riattivazione della replicazione di HBV è spesso seguita da epatite, ovvero da un aumento dei livelli di transaminasi e, nei casi gravi, da un aumento dei livelli di bilirubina, da insufficienza epatica e da morte. Prima di iniziare il trattamento con Arzerra, tutti i pazienti devono essere stati esaminati per l’infezione HBV, misurando HBsAg e anti–HBc. Per i pazienti che mostrano evidenza di una precedente infezione da epatite B (HBsAg negativi, anti–HBc positivi), devono essere consultati medici esperti nel trattamento dell’epatite B per quanto riguarda il monitoraggio e l’inizio della terapia antivirale HBV. Il trattamento con Arzerra non deve essere iniziato nei pazienti con evidenza di infezione da epatite B in atto (HBsAg positivi) fino a quando l’infezione non sia stata adeguatamente trattata. I pazienti con evidenza di precedente infezione da HBV devono essere monitorati per evidenziare segni clinici e di laboratorio di epatite o di riattivazione di HBV, durante il trattamento e per 6–12 mesi dopo l’ultima infusione di Arzerra. La riattivazione del HBV è stata segnalata fino a 12 mesi dopo il completamento della terapia. L’interruzione della terapia antivirale HBV deve essere discussa con medici esperti nel trattamento dell’epatite B. Nei pazienti che sviluppano riattivazione del HBV durante il trattamento con Arzerra, si deve interrompere immediatamente Arzerra e qualsiasi chemioterapia concomitante, e istituire un trattamento appropriato. Non esistono dati sufficienti riguardanti la sicurezza della ripresa del trattamento con Arzerra nei pazienti che sviluppano la riattivazione del HBV. La ripresa del trattamento con Arzerra nei pazienti nei quali la riattivazione del HBV si è risolta deve essere discussa con medici esperti nel trattamento dell’epatite B. Apparato cardiovascolare I pazienti con anamnesi di malattia cardiaca devono essere attentamente monitorati. Arzerra deve essere interrotto nei pazienti che presentano aritmie cardiache gravi o a rischio di vita. L’effetto di dosi multiple di Arzerra sull’intervallo QTc è stato valutato in un’analisi aggregata di tre studi in aperto in pazienti con LLC (N = 85). Aumenti sopra i 5 millisecondi sono stati osservati negli intervalli QT/QTc medi/mediani in un’analisi aggregata. Non sono stati rilevati grandi cambiamenti nella media dell’intervallo QTc (cioè > 20 millisecondi). Nessuno dei pazienti ha avuto un aumento del QTc maggiore di 500 millisecondi. Non è stato rilevato un aumento del QTc dipendente dalla concentrazione. Si raccomanda un controllo nei pazienti degli elettroliti come potassio e magnesio prima e durante la somministrazione di ofatumumab. Anomalie degli elettroliti devono essere corrette. L’effetto di ofatumumab nei pazienti con intervalli QT prolungati (ad esempio acquisito o congenito) non è noto. Ostruzione intestinale Ostruzione intestinale è stata riportata in pazienti che ricevevano una terapia con anticorpi monoclonali anti–CD20, incluso ofatumumab. I pazienti che presentano dolore addominale, specialmente all’inizio del ciclo della terapia con ofatumumab, devono essere valutati e deve essere istituito un trattamento appropriato. Monitoraggio degli esami di laboratorio Citopenia, compresa neutropenia prolungata e ad insorgenza tardiva, sono state riportate durante la terapia con ofatumumab.La conta ematica completa, inclusi i neutrofili, e la conta piastrinica devono essere effettuate ad intervalli regolari durante la terapia con ofatumumab e più frequentemente nei pazienti che sviluppano citopenia. Contenuto di sodio Questo medicinale contiene 34,8 mg di sodio in una dose di 300 mg, 116 mg di sodio in una dose di1.000 mg e 232 mg di sodio in una dose di 2.000 mg. Ciò deve essere tenuto in considerazione nei pazienti con una dieta a contenuto controllato di sodio.

Interazioni

Sebbene esistano dati limitati di interazione farmacologica con ofatumumab, non vi sono interazioni note con altri medicinali clinicamente significative. Ofatumumab non ha un effetto clinicamente rilevante sulla farmacocinetica del clorambucile o del suo metabolita attivo, mostarda dell’acido fenilacetico. L’efficacia dei vaccini vivi attenuati o inattivati può essere ridotta con ofatumumab. Pertanto, l’uso concomitante di questi agenti con ofatumumab deve essere evitato. Se la somministrazione concomitante viene giudicata inevitabile, si devono prendere in considerazione i rischi e i benefici di vaccinare i pazienti durante la terapia con ofatumumab (vedere paragrafo 4.4).

Effetti indesiderati

Riassunto del profilo di sicurezza Il profilo generale di sicurezza di ofatumumab nella LLC (precedentemente non trattata e recidiva o refrattaria) si basa su dati provenienti da 511 pazienti negli studi clinici (vedere paragrafo 5.1). Questo include 250 pazienti trattati con ofatumumab da solo (nei pazienti con LLC recidiva o refrattaria) e 261 pazienti trattati in combinazione con un agente alchilante (nei pazienti con LLC non trattata in precedenza per i quali una terapia a base di fludarabina era inappropriata). Tabella delle reazioni avverse Le reazioni avverse riportate con ofatumumab, sia da solo o in combinazione con un agente alchilante, sono elencate di seguito in base alla classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA e in base alla frequenza. Molto comune (≥ 1/10); comune (da ≥ 1/100 a < 1/10); non comune (da ≥ 1/1.000 a < 1/100); raro (da ≥ 1/10.000 a < 1/1.000); molto raro (< 1/10.000), non nota (non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ciascun gruppo di frequenza, gli effetti indesiderati sono presentati in ordine decrescente di gravità.

Classificazione per sistemi e organi MedDRA Molto comune Comune Non comune Raro
Infezioni ed infestazioni Infezioni del tratto respiratorio inferiore, inclusa polmonite, Infezioni del tratto respiratorio superiore Sepsi, inclusa sepsi neutropenica e shock settico, infezioni da herpes virus, infezioni del tratto urinario   Infezione e riattivazione di epatite B
Patologie del sistema emolinfopoietico Neutropenia, anemia Neutropenia febbrile, trombocitopenia, leucopenia Agranulocitosi, coagulopatia, aplasia eritrocitaria, linfopenia  
Disturbi del sistema immunitario   Reazioni anafilattoidi*, ipersensibilità* Shock anafilattico*  
Disturbi del metabolismo e della nutrizione     Sindrome da lisi tumorale  
Patologie cardiache   Tachicardia* Bradicardia*  
Patologie vascolari   Ipotensione*, ipertensione*    
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche   Broncospasmo*, ipossia*, dispnea*, disturbi al torace*, dolore faringolaringeo*, tosse*, congestione nasale* Edema polmonare*  
Patologie gastrointestinali Nausea* Diarrea* Ostruzione dell’intestino tenue  
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Eruzione cutanea* Orticaria*, prurito*, rossore*    
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo   Dolore alla schiena*    
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Piressia Sindrome da rilascio delle citochine*, rigidità*, brividi*, iperidrosi*, affaticamento*    
* È probabile che tali eventi siano attribuibili a ofatumumab nell’ambito di una reazione infusionale e che avvengano tipicamente dopo l’inizio dell’infusione ed entro 24 ore dopo il completamento dell’infusione (vedere paragrafo 4.4). Descrizione delle reazioni avverse selezionate Reazioni legate all’infusione Le ADR più frequentemente osservate nei pazienti che ricevevano ofatumumab negli studi clinici sono state le reazioni correlate all’infusione che si sono verificate nel 68% (348/511) dei pazienti in qualsiasi momento del trattamento. La maggioranza delle reazioni legate all’infusione sono state di gravità di Grado 1 o Grado 2. L’otto per cento dei pazienti ha avuto reazioni legate all’infusione di Grado ≥3 in qualsiasi momento del trattamento. Il due per cento delle reazioni legate all’infusione ha portato all’interruzione del trattamento. Non vi sono state reazioni da infusioni fatali (vedere paragrafo 4.4). Infezioni Dei 511 pazienti che ricevevano ofatumumab negli studi clinici, 300 pazienti (59 %) hanno presentato un’infezione. Erano incluse infezioni batteriche, virali o fungine. Centoquattro dei 511 pazienti (20 %) hanno presentato infezioni di Grado ≥ 3. Ventotto dei 511 pazienti (5 %) hanno presentato un’infezione fatale. Neutropenia Dei 511 pazienti che hanno ricevuto ofatumumab negli studi clinici, 139 pazienti (27%) hanno presentato un evento avverso associato ad una riduzione della conta dei neutrofili; 118 (23%) dei 511 pazienti hanno presentato eventi avversi associati ad una riduzione della conta dei neutrofili di Grado≥3. Quarantadue (8%) hanno presentato un evento avverso associato ad una riduzione della conta dei neutrofili. Nello studio principale nella LLC non trattata (OMB110911), neutropenia prolungata (definita come neutropenia di Grado 3 o 4 non risolta tra i giorni 24 e 42 dell’ultimo trattamento) è stata riportata in 41 pazienti (23 pazienti trattati con ofatumumab e clorambucile, 18 pazienti trattati con clorambucile da solo). Nove pazienti trattati con ofatumumab e clorambucile, e tre pazienti trattati con clorambucile da solo hanno presentato una comparsa tardiva della neutropenia, definita come neutropenia di Grado 3 o 4 che inizia almeno 42 giorni dopo l’ultimo trattamento. Cardiovascolari L’effetto di dosi multiple di Arzerra sull’intervallo QTc è stato valutato in un’analisi aggregata di studi clinici in aperto in pazienti con LLC (N = 85). Nell’analisi aggregata sono stati osservati aumenti sopra i 5 msec nella media/mediana degli intervalli QT/QTc. Non sono stati rilevati ampi cambiamenti nella media dell’intervallo QTc (ovvero, >20 millisecondi). Nessuno dei pazienti ha presentato un aumento del QTc >500 msec. Non è stato rilevato un aumento del QTc dipendente dalla concentrazione. Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sito web dell’Agenzia Italiana del Farmaco: www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.

Gravidanza e allattamento

Gravidanza Non vi sono dati sull’utilizzo di ofatumumab nelle donne in gravidanza. Gli studi nell’animale non indicano effetti dannosi diretti o indiretti relativi alla tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). Ofatumumab non deve essere somministrato a donne in gravidanza a meno che il possibile beneficio per la madre superi il possibile rischio per il feto. Le donne in età fertile devono usare una contraccezione efficace durante il trattamento con ofatumumab e nei 12 mesi successivi all’ultimo trattamento con ofatumumab. Allattamento Non è noto se ofatumumab sia escreto nel latte umano, tuttavia le IgG umane sono secrete nel latte umano. Non è stato definito l’utilizzo sicuro di ofatumumab durante l’allattamento umano. L’escrezione di ofatumumab nel latte non è stata studiata nell’animale. Dati pubblicati suggeriscono che il consumo del neonato e del bambino di latte materno non determina un assorbimento sostanziale di questi anticorpi materni nella circolazione. Un rischio per i neonati/bambini non può essere escluso. L’allattamento deve essere interrotto durante il trattamento con ofatumumab e nei 12 mesi successivi al trattamento. Fertilità Non vi sono dati sugli effetti di ofatumumab sulla fertilità umana. Gli effetti sulla fertilità maschile e femminile non sono stati valutati in studi nell’animale.

Conservazione

Conservare e trasportare in frigorifero (2° C – 8° C). Non congelare. Tenere il flaconcino nell’imballaggio esterno per proteggere il medicinale dalla luce. Per le condizioni di conservazione dopo la diluizione del medicinale, vedere paragrafo 6.3.

About

Creato da Giuseppe Pipero.