Prontuario Farmaceutico

Il miglior prontuario farmaceutico

Epirubicina sand EV 1FL 25ML

Soluzione iniettabile in flacone

€ 81.18

Farmaco generico

Classe H

Principio attivoEpirubicina cloridrato
GruppoAntibiotici citotossici e sostanze correlate
ATCL01DB03 - Epirubicina
RicettaOsp - uso ospedaliero
SSNNon concedibile
ProduttoreSandoz spa
ConservazioneVedere paragrafo 6.4
Tabella stupefacentiTAB.5 F.U. XII
GlutineNon contiene glutine    
LattosioNon contiene lattosio   
Codice AICA038462040

Indicazioni - Posologia - Controindicazioni - Avvertenze e precauzioni - Interazioni - Gravidanza e allattamento - Effetti indesiderati - Conservazione

Indicazioni

L’epirubicina è usata in una serie di condizioni neoplastiche che comprendono: – Carcinoma della mammella – Cancro gastrico Somministrata per via intravescicale, l’epirubicina si è dimostrata utile nel trattamento di: – Carcinoma papillare della vescica a cellule transizionali – Carcinoma in situ della vescica – Profilassi intravescicale delle recidive del carcinoma superficiale della vescica dopo resezione transuretrale.

Posologia

Epirubicina Sandoz va somministrata esclusivamente per via endovenosa o intravescicale. La sicurezza e l’efficacia di Epirubicina Sandoz nei bambini non sono state dimostrate. Somministrazione endovenosa È consigliabile somministrare Epirubicina Sandoz attraverso il tubolare di una fleboclisi di soluzione fisiologica, dopo essersi accertati che l’ago sia perfettamente in vena. Occorre evitare con cura lo stravaso (vedere paragrafo 4.4). In caso di stravaso, la somministrazione va immediatamente arrestata. Dose convenzionale Quando l’epirubicina cloridrato è usata in monoterapia, la dose raccomandata è 60–90 mg/m² di superficie corporea. L’epirubicina cloridrato deve essere iniettata endovena in 3–5 minuti. La somministrazione deve essere ripetuta a intervalli di 21 giorni, a seconda dello stato ematologico e della funzione midollare del paziente. Se si verificano segni di tossicità, incluse neutropenia/neutropenia febbrile e piastrinopenia severe (che al giorno 21 possono essere ancora presenti), può essere necessario modificare la dose o rimandare la successiva somministrazione. Alte dosi Nel trattamento ad alte dosi, l’epirubicina cloridrato può essere somministrata endovena in bolo in 3–5 minuti oppure per infusione della durata fino a 30 minuti. Cancro della mammella Nel trattamento adiuvante del cancro della mammella iniziale con linfonodi positivi, sono consigliate dosi di epirubicina cloridrato endovena variabili da 100 mg/m² (quale dose unica al giorno 1) a 120 mg/m² (in due dosi divise ai giorni 1 e 8), ogni 3–4 settimane, in combinazione con ciclofosfamide e 5–fluorouracile endovena e tamoxifene orale. Dosi più basse (60–75 mg/m² per il trattamento convenzionale, e 105–120 mg/m² per quello ad alte dosi) sono consigliate nei pazienti con funzione midollare compromessa da precedenti chemio– o radioterapie, dall’età, o da infiltrazione neoplastica. La dose totale per ciclo può essere suddivisa in 2–3 giorni successivi. Dosaggi per la somministrazione endovenosa Le seguenti dosi di epirubicina cloridrato sono comunemente usate in monoterapia e in chemioterapia di associazione per vari tumori:

Controindicazioni

– Ipersensibilità all’epirubicina o qualsiasi altro componente del prodotto, altre antracicline o antracenedioni. – Allattamento Uso endovenoso – Persistente mielodepressione; – cardiomiopatia; – precedenti trattamenti con dosi cumulative massime di epirubicina cloridrato e/o altre antracicline e antracenedioni (vedere paragrafo 4.4); – recente infarto del miocardio; – aritmie gravi; – pazienti con infezioni sistemiche acute; – grave compromissione epatica; – angina pectoris instabile; – mucosite severa della bocca, della faringe, dell’esofago e del tratto gastrointestinale Somministrazione intravescicale – Infezioni delle vie urinarie; – infiammazioni della vescica; – ematuria; – tumori invasivi che infiltrano la vescica; – quando esistono difficoltà di cateterizzazione; – infiammazioni della vescica; – presenza di un voluminoso residuo urinario; – vescica contratta.

Avvertenze e precauzioni

Generale L’epirubicina deve essere somministrata solo con la supervisione di medici qualificati, con esperienza nell’uso della terapia citotossica. I pazienti devono recuperare dalle tossicità acute (come stomatiti, neutropenia, trombocitopenia e infezioni generalizzate) del precedente trattamento citotossico prima di iniziare il trattamento con epirubicina. Mentre il trattamento con alte dosi di epirubicina cloridrato (es. ≥90 mg/m² ogni 3–4 settimane) causa eventi avversi generalmente simili a quelli osservati a dosi standard (<90 mg/m² ogni 3–4 settimane), la gravità della neutropenia e della stomatite/mucosite può essere aumentata. Il trattamento con alte dosi di epirubicina cloridrato richiede particolare attenzione per le possibili complicanze cliniche dovute a mielosoppressione profonda. Funzionalità cardiaca La cardiotossicità è un rischio del trattamento con antraciclina che può manifestarsi con eventi precoci (ovvero acuti) o tardivi (ovvero ritardati). Eventi precoci (ovvero acuti) La cardiotossicità precoce dell’epirubicina consiste principalmente in tachicardia sinusale e/o anomalie dell’elettrocardiogramma (ECG) come alterazioni non specifiche delle onde ST–T. Sono state riferite anche tachiaritmie, incluse contrazioni ventricolari premature, tachicardia ventricolare e bradicardia nonché blocco atrioventricolare e il blocco di branca. Solitamente questi effetti non predicono il successivo sviluppo di una cardiotossicità ritardata, raramente sono di importanza clinica e generalmente non costituiscono un motivo valido per interrompere il trattamento con epirubicina. Eventi tardivi (ovvero ritardati) La cardiotossicità ritardata insorge solitamente tardi nel corso della terapia con epirubicina oppure nel giro di 2–3 mesi dalla conclusione del trattamento, ma sono stati riferiti anche eventi più tardivi (da molti mesi ad anni dopo il completamento del trattamento). La cardiomiopatia ritardata si manifesta con ridotta frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF) e/o segni e sintomi di insufficienza cardiaca congestizia (CHF) come dispnea, edema polmonare, edema dipendente, cardiomegalia ed epatomegalia, oliguria, ascite, versamento pleurico e ritmo di galoppo. L’insufficienza cardiaca congestizia (CHF) potenzialmente fatale rappresenta la forma più grave di cardiomiopatia indotta da antracicline e costituisce la tossicità che limita le dosi cumulative del medicinale. Il rischio di sviluppare CHF aumenta rapidamente con dosi cumulative totali di epirubicina cloridrato superiori a 900 mg/m²; tale dose cumulativa può essere superata solo con estrema cautela (vedere il paragrafo 5.1). La funzionalità cardiaca deve essere valutata prima di iniziare il trattamento con epirubicina e deve essere attentamente monitorata per tutta la durata della terapia in modo da minimizzare il rischio di comparsa di compromissione cardiaca grave. Tale rischio può essere ridotto con un monitoraggio regolare della LVEF durante il trattamento e l’immediata sospensione dell’epirubicina al comparire del primo segno di compromissione della funzionalità. Il metodo quantitativo indicato per il controllo regolare della funzionalità cardiaca (valutazione della LVEF) comprende l’angiografia con radionuclidi multi–gated (MUGA) o l’ecocardiografia (ECO). La valutazione della funzionalità cardiaca basale con elettrocardiogramma, MUGA scan o ecocardiografia (ECO) è raccomandata soprattutto nei pazienti con fattori di rischio per un’aumentata cardiotossicità. La valutazione ripetuta della LVEF mediante MUGA o ecocardiografia (ECO) deve essere effettuata soprattutto per dosi cumulative elevate di antracicline. La tecnica di monitoraggio utilizzata deve essere coerente durante tutto il periodo di follow–up. Dato il rischio di cardiomiopatia, una dose cumulativa di 900 mg/m² di epirubicina cloridrato può essere superata solo con estrema cautela. I fattori di rischio per la tossicità cardiaca comprendono una malattia cardiovascolare in atto o silente, una radioterapia precedente o concomitante sull’area mediastinica/pericardica, un precedente trattamento con altre antracicline o antracenedioni e l’uso concomitante di medicinali che sopprimono la contrattilità cardiaca o di farmaci cardiotossici (ad es. il trastuzumab) (vedere il paragrafo 4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione) con un aumento di rischio negli anziani. Insufficienza cardiaca (New York Heart Association [NYHA] classe II–IV) è stata osservata in pazienti sottoposti a terapia con trastuzamab da solo o in combinazione con antracicline quali epirubicina. Questa può essere da moderata a grave ed è stata associata con la morte. Trastuzumab e antracicline come epirubicina ad oggi non devono essere utilizzati in combinazione se non in studi clinici ben controllati con monitoraggio cardiaco. I pazienti che hanno precedentemente ricevuto antracicline sono a rischio di cardiotossicità con il trattamento con trastuzumab, anche se il rischio è inferiore a quello con l’uso concomitante di trastuzumab e le antracicline. Poiché l’emivita di trastuzumab è di circa 4–5 settimane, trastuzumab può persistere nel sistema circolatorio fino a 20–25 settimane dopo l’interruzione del trattamento con trastuzumab. I pazienti che ricevono antracicline quali epirubicina dopo la sospensione di trastuzumab possono eventualmente essere ad aumentato rischio di cardiotossicità. Se possibile, i medici devono evitare una terapia a base di antracicline fino a 25 settimane dopo l’interruzione trastuzumab. Se vengono utilizzate antracicline quali epirubicina, la funzione cardiaca del paziente deve essere attentamente monitorata. Se insorge insufficienza cardiaca sintomatica durante la terapia con trastuzumab dopo la terapia con epirubicina, deve essere trattata con i farmaci standard per questo scopo. La funzionalità cardiaca deve essere attentamente monitorata nei pazienti che assumono dosi cumulative elevate e in quelli con fattori di rischio. Tuttavia, la cardiotossicità con epirubicina può comparire a dosi cumulative inferiori, a prescindere che i fattori di rischio cardiaco siano presenti o meno. È probabile che la tossicità dell’epirubicina e di altre antracicline o antracenedioni sia additiva. Tossicità ematologica Come per altri agenti citotossici, l’epirubicina può indurre mielosoppressione. I profili ematologici devono essere valutati prima e durante ciascun ciclo di terapia con epirubicina, includendo la conta differenziale dei leucociti (WBC). Una leucopenia e/o granulocitopenia (neutropenia) reversibile e dose–dipendente è la principale manifestazione della tossicità ematologica dell’epirubicina ed è la più comune tossicità acuta dose–limitante di questo medicinale. Leucopenia e neutropenia sono generalmente più gravi per gli schemi a dosaggio elevato, raggiungono il nadir solitamente tra i 10 ed i 14 giorni successivi alla somministrazione del medicinale; generalmente sono solo transitorie e la conta dei WBC/neutrofili torna ai valori normali nella maggior parte dei casi entro 21 giorni. Possono inoltre verificarsi trombocitopenia e anemia. Le conseguenze cliniche della mielosoppressione grave comprendono febbre, infezioni, sepsi/setticemia, shock settico, emorragia, ipossia tissutale o decesso. Leucemia secondaria Sono stati riportati casi di leucemia secondaria, con o senza fase preleucemica, nei pazienti trattati con antracicline, inclusa l’epirubicina. La leucemia secondaria è più comune quando questi medicinali vengono somministrati in associazione con agenti antineoplastici che danneggiano il DNA, in associazione con la radioterapia, quando i pazienti sono stati pesantemente pretrattati con farmaci citotossici o quando le dosi di antracicline sono state aumentate. Queste leucemie possono avere un periodo di latenza che varia da 1 a 3 anni. Gastrointestinali L’epirubicina è emetogenica. Una mucosite/stomatite di solito compare immediatamente dopo l’inizio della somministrazione del medicinale e, se grave, può evolvere in pochi giorni in ulcerazioni della mucosa. Il recupero da questi eventi avversi avviene per la maggior parte dei pazienti entro la terza settimana di terapia. Funzionalità epatica La maggior via di eliminazione dell’epirubicina è il sistema epatobiliare. Prima e durante il trattamento con epirubicina si raccomanda di valutare i livelli di bilirubina sierica totale e AST. Nei pazienti con valori di bilirubina o AST elevati si può manifestare una clearance ridotta del farmaco con un aumento della tossicità globale. In questi pazienti si raccomanda la somministrazione di dosi inferiori (vedere paragrafo 4.2 Posologia e modo di somministrazione). I pazienti con grave compromissione della funzionalità epatica non devono assumere epirubicina (vedere il paragrafo 4.3 Controindicazioni). Funzionalità renale Prima e durante la terapia deve essere valutata la creatinina sierica. Un adeguamento della dose è necessario nei pazienti con creatinina sierica >5 mg/dl (vedere il paragrafo 4.2 Posologia e modo di somministrazione). Effetti al sito di iniezione L’iniezione in un piccolo vaso o iniezioni precedenti effettuate nella stessa vena possono determinare flebosclerosi. Il rischio di flebite/tromboflebite al sito di iniezione può essere ridotto seguendo le modalità di somministrazione consigliate (vedere il paragrafo 4.2 Posologia e modo di somministrazione). Stravaso Lo stravaso dell’epirubicina durante l’iniezione endovenosa può determinare dolore locale, lesioni tissutali gravi (comparsa di vesciche, cellulite grave) e necrosi. Se durante la somministrazione endovenosa dell’epirubicina dovessero comparire segni o sintomi di stravaso, l’infusione del medicinale deve essere interrotta immediatamente. Gli effetti negativi dello stravaso di antracicline possono essere prevenuti o ridotti da uso immediato di un trattamento specifico ad esempio dexrazoxano (si prega di fare riferimento alle etichettature per l’uso). Il dolore del paziente può essere curato con raffreddamento della zona e mantenendola fresca, con l’uso di acido ialuronico e DMSO. Nel periodo di tempo successivo il paziente deve essere attentamente monitorato, in quanto dopo diverse settimane dallo stravaso può comparire necrosi. Se si verifica stravaso, è opportuno consultare un chirurgo plastico per un’eventuale escissione. Altro Come per altri agenti citotossici, coincidentalmente all’uso di epirubicina sono stati riportati fenomeni di tromboflebite e tromboembolici, inclusa embolia polmonare (in alcuni casi fatale). Sindrome da lisi tumorale L’epirubicina può determinare iperuricemia come conseguenza dell’esteso catabolismo delle purine associato alla rapida lisi delle cellule tumorali indotta dal medicinale (sindrome da lisi tumorale). I livelli ematici di acido urico, potassio, calcio fosfato e creatinina devono essere valutati dopo l’inizio del trattamento. L’idratazione, l’alcalinizzazione delle urine e la profilassi con allopurinolo per prevenire l’iperuricemia possono minimizzare le potenziali complicanze della sindrome da lisi tumorale. Effetti immunosoppressori/Aumentata suscettibilità alle infezioni La somministrazione di vaccini vivi o vivi attenuati in pazienti immunocompromessi dagli agenti chemioterapici inclusa l’epirubicina può determinare infezioni gravi o fatali (vedere il paragrafo 4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione). La vaccinazione con un vaccino vivo deve essere evitata in pazienti trattati con epirubicina. Possono essere somministrati vaccini uccisi o inattivati, tuttavia, la risposta a tali vaccini può essere ridotta. Sistema riproduttivo L’epirubicina può causare genotossicità. Uomini e donne in terapia con epirubicina devono adottare contraccettivi idonei. I pazienti che dopo il completamento della terapia desiderano avere dei bambini devono essere inviati al consulto genetico, se opportuno e disponibile. Avvertimenti aggiuntivi e precauzioni per altre vie di somministrazione Via endovescicale La somministrazione di epirubicina può causare sintomi di cistite chimica (come disuria, poliuria, nicturia, stranguria, ematuria, disagio vescicale, necrosi della parete vescicale) e costrizione vescicale. Particolare attenzione va riservata ai problemi di cateterizzazione (es. ostruzione uretrale causata da grossi tumori endovescicali). Via endoarteriosa La somministrazione endoarteriosa di epirubicina (embolizzazione arteriosa transcatetere per le terapie locali o regionali del carcinoma epatocellulare primario o delle metastasi epatiche) può causare (oltre a tossicità sistemica qualitativamente simile a quella osservata dopo la somministrazione endovenosa di epirubicina) eventi locali o regionali che comprendono ulcere gastroduodenali (probabilmente dovute al reflusso dei medicinali nell’arteria gastrica) e restringimento dei dotti biliari dovuto alla colangite sclerosante indotta dal medicinale. Questa modalità di somministrazione può causare estesa necrosi del tessuto perfuso.

Interazioni

L’epirubicina è usata principalmente in associazione con altri farmaci citotossici. La tossicità aggiuntiva può manifestarsi in particolare con effetti sul midollo osseo/ematologici e gastrointestinali (vedere il paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego). L’uso dell’epirubicina nella chemioterapia combinata con altri farmaci potenzialmente cardiotossici nonché l’utilizzo concomitante di altri composti cardioattivi (es. bloccanti dei canali del calcio), richiede il monitoraggio della funzionalità cardiaca durante tutto il trattamento. L’epirubicina è ampiamente metabolizzata dal fegato. Alterazioni della funzione epatica indotte da terapie concomitanti possono influenzare il metabolismo, la farmacocinetica, l’efficacia terapeutica e/o la tossicità dell’epirubicina (vedere il paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego). Le antracicline inclusa l’epirubicina non devono essere somministrate in associazione con altri agenti cardiotossici, a meno che la funzionalità cardiaca del paziente non sia attentamente monitorata. I pazienti che assumono antracicline dopo l’interruzione del trattamento con altri agenti cardiotossici, specialmente quelli con emivite lunghe come trastuzumab, possono essere ad aumentato rischio di sviluppare una cardiotossicità. L’emivita di trastuzumab è di 28,5 giorni circa e può rimanere in circolazione fino a 24 settimane. Pertanto, se possibile, i medici devono evitare la terapia a base di antracicline per un periodo massimo di 24 settimane dopo l’interruzione del trastuzumab. Se le antracicline sono usate prima di questo tempo, si raccomanda un attento monitoraggio della funzionalità cardiaca. Nei pazienti che assumono epirubicina va evitata la vaccinazione con vaccini vivi. Possono invece essere somministrati vaccini uccisi o inattivati; tuttavia, la risposta a tali vaccini può essere diminuita. La cimetidina aumenta l’AUC dell’epirubicina del 50% e deve essere sospesa durante il trattamento con epirubicina. Se somministrato prima dell’epirubicina, il paclitaxel può causare aumentate concentrazioni plasmatiche di epirubicina immodificata e dei relativi metaboliti, laddove questi ultimi non sono tuttavia né tossici né attivi. La cosomministrazione di paclitaxel o docetaxel non ha influenzato la farmacocinetica dell’epirubicina quando l’epirubicina era somministrata prima del taxano. Questa associazione può essere usata se si usa la somministrazione sfalsata dei due agenti. L’infusione di epirubicina e paclitaxel deve essere eseguita con un intervallo di almeno 24 ore tra i 2 agenti. Il dexverapamil può alterare la farmacocinetica dell’epirubicina, e forse aumentare i suoi effetti mielodepressivi.Uno studio ha trovato che il docetaxel può aumentare le concentrazioni plasmatiche dei metaboliti dell’epirubicina, quando viene somministrato immediatamente dopo di questa. La chinina può accelerare la distribuzione iniziale dell’epirubicina dal sangue ai tessuti e influenzarne la ripartizione nei globuli rossi. La somministrazione concomitante di interferone α2b può causare una riduzione sia dell’emivita dell’eliminazione terminale che della clearance totale dell’epirubicina. In caso di (pre) trattamento con farmaci che influenzano il midollo osseo (cioè, composti citostatici, sulfamidici, cloramfenicolo, difenilidantoina, derivati aminopiridinici, agenti antiretrovirali) va tenuta presente la possibilità di un marcato disturbo dell’ematopoiesi Aumento di mielosoppressione può verificarsi nei pazienti trattati con la terapia di combinazione di antraciclina e dexrazoxano.

Effetti indesiderati

I seguenti effetti indesiderati sono stati osservati e riportati durante il trattamento con epirubicina con le seguenti frequenze: Molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1.000, ≤1/100); raro (≥1/10.000, ≤1/1.000); molto raro (≤1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). Si può prevedere che oltre il 10% dei pazienti trattati manifestino effetti indesiderati. Gli effetti indesiderati più comuni sono mielosoppressione, effetti indesiderati gastrointestinali, anoressia, alopecia, infezione.

Gravidanza e allattamento

Compromissione della fertilità L’epirubicina può indurre un danno cromosomico negli spermatozoi umani. Gli uomini sottoposti a trattamento con epirubicina devono adottare metodi contraccettivi efficaci e, data la possibilità di infertilità irreversibile causata dalla terapia, informarsi in merito alla conservazione dello sperma, se idonea e disponibile. L’epirubicina può causare amenorrea o menopausa prematura nelle donne premenopausali. Gravidanza Le donne in età fertile devono essere avvisate di evitare la gravidanza durante il trattamento e devono usare metodi contraccettivi efficaci. Ai pazienti di sesso maschile trattati con epirubicina deve essere consigliato di non concepire durante e fino a 6 mesi dopo il trattamento. Dati sperimentali sugli animali indicano che l’epirubicina può provocare danni fetali se somministrata a donne in gravidanza. Se l’epirubicina è usata durante la gravidanza o se la paziente rimane incinta durante l’assunzione di questo farmaco, deve essere informata circa il rischio potenziale per il feto. Non sono disponibili studi su donne in gravidanza. L’epirubicina deve essere utilizzata durante la gravidanza solo se il beneficio potenziale giustifica il rischio potenziale per il feto. Allattamento al seno Non è noto se l’epirubicina venga escreta nel latte materno. Dato che molti medicinali, incluse altre antracicline, vengono escreti nel latte umano e date le potenziali reazioni avverse gravi da epirubicina nei neonati allattati al seno, le madri devono interrompere l’allattamento al seno prima di assumere questo medicinale.

Conservazione

Conservare in frigorifero (2–8°C). Per la conservazione del prodotto diluito, vedere paragrafo 6.3.La conservazione della soluzione iniettabile in condizioni refrigerate può causare la formazione di un prodotto gelificato. Questo prodotto gelificato ritornerà in uno stato da leggermente viscoso fino a una soluzione liquida dopo 2 o massimo 4 ore a temperatura ambiente (15–25°C).

About

Creato da Giuseppe Pipero.