Prontuario Farmaceutico

Il miglior prontuario farmaceutico

Antaxone OS 10FL 50MG/10ML

Soluzione orale in contenitore monodose

€ 26.75

Farmaco etico

Classe A

Principio attivoNaltrexone cloridrato
GruppoFarmaci utilizzati nei disturbi da dipendenza
ATCN07BB04 - Naltrexone
RicettaRr - ripetibile 10 volte in 6 mesi
SSNConcedibile esente
ProduttoreZambon italia srl
ConservazioneNessuna particolare condizione di conservazione
GlutineNon contiene glutine    
LattosioNon contiene lattosio   
Codice AICA025855065

Indicazioni - Posologia - Controindicazioni - Avvertenze e precauzioni - Interazioni - Gravidanza e allattamento - Effetti indesiderati - Conservazione

Indicazioni

ANTAXONE consente di bloccare gli effetti farmacologici dagli oppiacei somministrati per via esogena, favorendo così il mantenimento della non dipendenza da oppiacei in individui disintossicati ex–tossicodipendenti. Non esistono dati che dimostrino un indiscutibile effetto benefico di ANTAXONE sui tassi di recidiva fra individui disintossicati e precedentemente dipendenti da oppiacei.

Posologia

Il trattamento con ANTAXONE andrà iniziato nei centri clinici specializzati nel trattamento della tossicodipendenza e andrà poi proseguito sotto lo stretto controllo dei medici addetti a tali centri. Inizio della terapia : 1. Non iniziare il trattamento fino a che il paziente non si sia astenuto da assumere stupefacenti per 7–10 giorni. Le dichiarazioni del paziente che sostiene di essersi astenuto dall’uso di oppiacei dovranno essere verificate mediante analisi delle urine. Il paziente non dovrà presentare sintomatologia da astinenza, né riferire sintomi da crisi di astinenza. 2. Sottoporre il paziente al test del naloxone. Test del Naloxone • Test di provocazione per via endovenosa: somministrare 0,2 mg di naloxone per via endovenosa. Se dopo 30 secondi non si manifestano reazioni avverse, somministrare un’altra dose di 0,6 mg di naloxone. Continuare ad osservare i pazienti per almeno 20 minuti per verificare l’insorgenza di segni di crisi d’astinenza • Test di provocazione per via sottocutanea: somministrare 0,8 mg di naloxone per via sottocutanea. Osservare il paziente per almeno 20 minuti per verificare eventuali segni e sintomi di crisi di astinenza Se dopo tale prova si osservassero segni di astinenza, rinunciare al trattamento con ANTAXONE. Il test del naloxone deve essere ripetuto dopo 24 ore. In questo caso, il test dovrebbe essere ripetuto con 1,6 mg di naloxone. NON INZIARE NESSUNA TERAPIA FINO A CHE IL TEST DEL NALOXONE NON RISULTERA’ NEGATIVO. Il test del naloxone non deve essere eseguito su pazienti che presentino segni o sintomi di astinenza da oppiacei, né su pazienti le cui urine contengano oppiacei (vedere paragrafo 4.3). 3. Il trattamento dovrà iniziare con cautela, aumentando lentamente la dose di ANTAXONE somministrata. Lo si potrà fare somministrando inizialmente 20–25 mg di ANTAXONE e tenendo quindi il paziente sotto osservazione per un’ora. Se non si verificheranno segni di astinenza, si potrà somministrare al paziente il resto della dose giornaliera. Terapia di mantenimento: Dopo che il paziente ha superato la fase di induzione con ANTAXONE, saranno sufficienti 50 mg ogni 24 ore per mantenere un adeguato blocco dell’azione degli oppiacei somministrati per via parenterale (cioè questa dose bloccherà l’effetto di un bolo di 25 mg di eroina iniettata per via endovenosa). In alternativa si potrà ricorrere ad una posologia più flessibile. In questo modo si potrà somministrare ai pazienti 50 mg di ANTAXONE durante i primi 5 giorni della settimana e una dose di 100 mg il sabato. Oppure i pazienti potranno ricevere 100 mg a giorni alterni, o anche 150 mg un giorno su tre. Benché il grado di blocco degli oppiacei possa risultare relativamente ridotto dall’uso di dosi più elevate a intervalli più distanziati, la somministrazione ogni 48–72 ore potrebbe migliorare l’accettazione da parte del paziente. Alcuni studi clinici pubblicati in letteratura hanno utilizzato la seguente posologia: 100 mg il lunedì, 100 mg il mercoledì e 150 mg il venerdì. Questa posologia si è dimostrata accettabile per molti pazienti che sono riusciti a mantenersi in stato di disassuefazione per tempi adeguati. Si raccomanda di non eccedere la dose raccomandata di 150 mg al giorno poichè è stata osservata una maggiore incidenza di effetti secondari. L’impiego della soluzione orale è particolarmente indicato nel trattamento di pazienti che tendano a simulare l’ingestione del farmaco nella forma capsule. Anziani : La sicurezza di impiego del prodotto durante il trattamento della dipendenza da oppiacei negli anziani non è stata stabilita. Popolazione pediatrica : ANTAXONE non è raccomandato nei soggetti minori di 18 anni. La sicurezza d’impiego nei soggetti minori non è stata stabilita.

Controindicazioni

ANTAXONE è controindicato: in pazienti che assumono medicinali contenenti oppiacei (vedere paragrafo 4.5). in pazienti dipendenti da oppiacei. in pazienti in crisi di astinenza da oppiacei. in pazienti che non abbiano superato il test del naloxone (cioè pazienti positivi al test del naloxone) (vedere paragrafo 4.2). in pazienti che presentino un reperto urinario positivo per gli oppiacei. in pazienti con ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1. Non è stata accertata l’eventuale sensibilità crociata con il naloxone o altri oppiacei fenantrenici. in pazienti con epatite acuta o insufficienza epatica. • in pazienti con grave insufficienza renale. • In combinazione con metadone (vedere paragrafo 4.5) • in pazienti in età pediatrica (vedere paragrafo 4.4) Generalmente controindicato in gravidanza e allattamento (vedere paragrafo 4.6)

Avvertenze e precauzioni

La terapia con Naltrexone deve essere iniziata e supervisionata da un medico specializzato nel trattamento di pazienti dipendenti da oppiacei. Poiché ANTAXONE è prevalentemente metabolizzato dal fegato ed escreto nelle urine è richiesta cautela nella somministrazione del medicinale in pazienti con compromessa funzionalità renale ed epatica. Epatotossicità: a dosi elevate e prolungate ANTAXONE può causare danni al fegato. Prima di prescrivere una terapia con ANTAXONE, il medico dovrà accertare la presenza di lesioni o malattie epatiche subcliniche. Nei pazienti con malattia epatica meno grave o la cui anamnesi presenti episodi recenti di malattia epatica, l’opportunità dell’ utilizzazione deve essere considerata con estrema cautela in considerazione della potenziale epatotossicità. La dimostrazione della epatotossicità di ANTAXONE non è stata evidenziata nel corso di specifici studi che prevedevano l’impiego del prodotto alle dosi raccomandate per il blocco degli oppiacei, e nei quali i cambiamenti dei livelli serici degli enzimi epatici osservati erano simili a quelli presenti a livello di base nella popolazione studiata. Tuttavia il margine di separazione tra le dosi epatotossiche e quelle apparentemente sicure sembra essere di cinque volte o meno. Tests di laboratorio : prima di iniziare una terapia con ANTAXONE, e in seguito periodicamente, si dovranno eseguire analisi di laboratorio per individuare eventuali lesioni epatiche. E’ fondamentale sottoporre periodicamente i pazienti ad idonee analisi cliniche dopo l’inizio della terapia per individuare il più precocemente possibile un eventuale danno epatico indotto da ANTAXONE. Durante i primi sei mesi si raccomandano esami mensili, con impiego degli idonei tests per l’identificazione di eventuali danni epatici. In seguito ci si affiderà al giudizio clinico per stabilire la frequenza dei controlli di laboratorio. Alterazioni dei test di funzionalità epatica sono state riportate nei pazienti obesi e negli anziani che assumono naltrexone e che non hanno una storia di abuso di farmaci. Tests di funzionalità epatica devono essere effettuati sia prima che durante il trattamento. In pazienti dipendenti da oppiacei ANTAXONE può far precipitare una sindrome di astinenza; i segni ed i sintomi possono manifestarsi entro i primi cinque minuti e durare fino a 48 ore. Il trattamento deve essere sintomatico e può includere la somministrazione di oppiacei. Il test del naloxone è raccomandato per identificare l’utilizzo di oppiacei; una sindrome di astinenza precipitata dal naloxone cloridrato sarà di più breve durata rispetto ad una precipitata da ANTAXONE. Il test del naloxone non deve essere effettuato nei pazienti con sintomi di astinenza clinicamente significativi e nei pazienti positivi al test degli oppiacei nelle urine. Il trattamento con naltrexone deve iniziare solo quando gli oppiacei sono stati interrotti per un periodo di tempo sufficiente (da 5 a 7 giorni per l’eroina e almeno 10 giorni per il metadone). Induzione indesiderata della crisi di astinenza : Per evitare il manifestarsi di una crisi di astinenza o l’aggravamento di una sindrome subclinica di astinenza preesistente, i pazienti non devono assumere oppiacei per un minimo di 7–10 giorni prima di iniziare la terapia con ANTAXONE. Poiché la non evidenza di oppiacei nelle urine non è generalmente una prova sufficiente che il paziente sia disintossicato, si dovrà effettuare il test del naloxone per escludere la possibilità di provocare una crisi di astinenza a seguito della somministrazione di ANTAXONE. Autosomministrazione di oppioidi I pazienti devono essere informati delle gravi conseguenze di un tentativo di superare il blocco degli oppiacei. Anche se ANTAXONE è un potente antagonista, con un effetto farmacologico prolungato (da 24 a 72 ore), il blocco dei recettori oppiacei è comunque sormontabile. Questo può essere utile nei pazienti che avessero bisogno di analgesia. Tuttavia costituisce un rischio potenziale per gli individui che cercassero, da soli, di superare il blocco recettoriale assumendo dosi elevate di oppiacei esogeni. In effetti qualsiasi tentativo da parte del paziente di superare l’antagonismo assumendo oppiacei è molto pericoloso e può condurre a una intossicazione fatale. Tale evento può insorgere in quanto la concentrazione plasmatica degli oppiacei, raggiunta immediatamente dopo una somministrazione acuta, può essere sufficiente per superare il blocco competitivo del recettore. Di conseguenza il paziente può trovarsi in breve tempo in pericolo di vita a causa della intossicazione da oppiacei (arresto respiratorio, collasso circolatorio). Inoltre, anche quantità minime di oppiacei esogeni possono risultare pericolose se assunte secondo modalità e in quantità sufficienti da persistere nell’organismo più a lungo delle concentrazioni efficaci di naltrexone e dei suoi metaboliti (cioè dopo un periodo di tempo relativamente lungo dall’ultima assunzione di naltrexone). Come intervenire quando è necessario superare il blocco da ANTAXONE: In una situazione di emergenza che richieda analgesia inducibile soltanto con oppiacei, la quantità necessaria potrà essere superiore alla norma e pertanto la depressione respiratoria che ne conseguirà potrà essere più profonda e più prolungata. I lavori clinici controllati non hanno consentito la messa a punto di alcun metodo per rendere reversibile l’eventuale sovradosaggio indotto. Di conseguenza, in tali circostanze si dovrà preferire un analgesico ad azione rapida che minimizzi la depressione respiratoria. La quantità di analgesico somministrato dovrà essere calcolata in funzione delle necessità del singolo paziente. Possono inoltre verificarsi effetti collaterali non mediati dal recettore per gli oppiacei (per esempio, edema facciale, prurito, eritema generalizzato) probabilmente attribuibili a liberazione di istamina. Indipendentemente dal farmaco prescelto per far regredire il blocco indotto da ANTAXONE il paziente deve essere seguito attentamente da personale addestrato e in ambiente ospedaliero. Come intervenire quando ANTAXONE provoca accidentalmente una crisi di astinenza: Sono stati riferiti casi di gravi sindromi di astinenza provocate da ingestione accidentale di ANTAXONE in individui tossicodipendenti da oppiacei. I sintomi sono generalmente comparsi entro cinque minuti dall’assunzione di ANTAXONE e sono durati in alcuni casi fino a 48 ore. Si sono manifestate alterazioni dello stato mentale, come confusione, sonnolenza e allucinazioni visive. Per compensare le perdite idriche dovute a vomito e diarrea, si è resa necessaria la somministrazione di fluidi per via endovenosa. In tutti i casi i pazienti sono stati seguiti attentamente ed è stata instaurata una idonea terapia per far fronte alle esigenze individuali. In caso di concomitante uso di naltrexone ed oppiacei (es. oppiacei contenuti nelle preparazioni per la tosse, per il trattamento dei sintomi del raffreddore o per il trattamento della diarrea ecc.) usare cautela (vedere paragrafo 4.5). ANTAXONE viene prescritto nell’ambito della terapia globale per il trattamento della farmacodipendenza. Il paziente deve portare con sé un documento che segnali al personale medico il fatto che sta seguendo una terapia con ANTAXONE. Il medico potrà fornire a questo scopo un tesserino, che il paziente dovrà portare con sé per avere la sicurezza di venire curato adeguatamente in caso d’urgenza. Prima di sottoporsi a cure mediche è indispensabile informare il medico curante che si sta seguendo una terapia con ANTAXONE. Attenersi alle istruzioni del medico per l’assunzione di ANTAXONE. L’auto–somministrazione di eroina o qualsiasi altra droga oppiacea in piccole dosi non produrrà alcun effetto euforizzante, mentre a dosi elevate può condurre a morte o produrre un grave danno, per esempio il coma. Suicidio: è noto che il rischio di suicidio è maggiore nel caso dei pazienti che abusano di sostanze, con o senza concomitante depressione. Il trattamento con Antaxone non elimina il rischio di suicidio. Popolazione pediatrica : La sicurezza di ANTAXONE nei soggetti minori di 18 anni non è stata studiata (vedere paragrafo 4.3). Le capsule contengono lattosio: i pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, deficit di lattasi o da malassorbimento glucosio–galattosio non devono assumere questo medicinale. La soluzione orale contiene para–idrossi–benzoati che possono causare reazioni allergiche (generalmente di tipo ritardato). Il prodotto contiene sorbitolo (7 g per ogni contenitore di Antaxone 100 mg/20 ml e 3,5 g per ogni contenitore di Antaxone 50 mg/10 ml): il prodotto non è quindi adatto per soggetti con rari problemi di intolleranza ereditaria al fruttosio; il sorbitolo può avere un leggero effetto lassativo ed ha un valore calorico di 2,6 kcal/g.

Interazioni

Attualmente le esperienze cliniche ed i dati sperimentali sull’effetto del naltrexone sulla farmacocinetica di altre sostanze sono limitati. Il concomitante uso di naltrexone ed altri medicinali deve essere condotto con cautela e deve essere seguito attentamente. Non sono stati condotti studi di interazione. Gli studi in vitro hanno mostrato che né il naltrexone e né il suo principale metabolita 6–β–naltrexolo sono metabolizzati dagli enzimi del citocromo P450. Pertanto è improbabile che la farmacocinetica del naltrexone venga influenzata dai farmaci inibitori degli enzimi del citocromo P450. Associazioni non raccomandate: oppiacei (analgesici, preparati contro la tosse, trattamenti sostitutivi), antipertensivi centrali (alfa–metildopa). I pazienti trattati con ANTAXONE potrebbero non trarre vantaggio da farmaci contenenti oppiacei, come preparati contro la tosse e il raffreddore, antidiarroici e analgesici. Pertanto, quando possibile, si dovrà ricorrere a farmaci alternativi privi di oppiacei. La somministrazione concomitante di naltrexone con farmaci contenenti oppiacei deve essere evitata (vedere paragrafo 4.3). In associazione con il metadone in terapia sostitutiva vi è il rischio di insorgenza di sindrome da astinenza (vedere paragrafo 4.3). Associazioni da prendere in considerazione: barbiturici, benzodiazepine, altri ansiolitici oltre le benzodiazepine (es. meprobamato), ipnotici, sedativi antidepressivi (amitriptilina, dossepina, mianserina, trimipramina), sedativi antistaminici H1, neurolettici (droperidolo), baclofene, talidomide. L’interazione con altri agenti psicofarmacologici (es. disulfiram, amitriptilina, dossepina, litio, clozapina, benzodiazepine) non è stata studiata. I dati provenienti da uno studio sulla sicurezza e tollerabilità della co–somministrazione di naltrexone con acamprosato in soggetti alcol–dipendenti non alla ricerca di trattamento, hanno dimostrato che la somministrazione di naltrexone aumenta in modo significativo il livello plasmatico di acamprosato. In seguito a somministrazione di naltrexone e tioridazide sono stati riportati sonnolenza ed astenia. Ad oggi non sono stati descritti casi di interazione tra cocaina e naltrexone cloridrato. Non sono note interazioni tra naltrexone ed alcool. Uso pediatrico: gli studi di interazione sono stati condotti solo su pazienti adulti.

Effetti indesiderati

Negli studi per valutare la capacità di ANTAXONE di bloccare i recettori degli oppiacei si sono rilevate alterazioni della funzionalità epatica e linfocitosi: queste anomalie sono frequenti nelle popolazioni di alcolisti e di drogati che assumono la sostanza oppiacea per via parenterale ed erano comunque presenti agli esami di laboratorio in buona parte dei pazienti già all’inizio del trattamento. Alcuni studi clinici che prevedevano la somministrazione di naltrexone a dosi cinque volte superiori (fino a 300 mg al giorno) a quelle raccomandate per bloccare i recettori degli oppiacei, hanno evidenziato lesioni epatocellulari in buona parte dei pazienti sottoposti a tali dosi elevate. Non esistono tuttavia prove che consentano di identificare ANTAXONE (somministrato a qualsiasi dose) come causa di specifici rilevanti effetti indesiderati in pazienti disintossicati. E’ invece essenziale sottolineare che ANTAXONE può precipitare, o aggravare, i segni e i sintomi di astinenza in ogni individuo non completamente disintossicato. Si riporta di seguito una tabella relativa alla frequenza degli effetti indesiderati: Frequenza: molto comune (≥ 1/10); comune (≥ 1/100, < 1/10); non comune (≥ 1/1000, < 1/100); raro (≥ 1/10000, < 1/1000); molto raro (< 1/10000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ciascun gruppo di frequenza gli effetti indesiderati sono presentati in ordine decrescente di gravità. Le reazioni avverse gravi sono rare.

Classificazione organo sistemica Effetti indesiderati
Molto comune (≥ 1/10) Comune (≥ 1/100, < 1/10) Non comune (≥ 1/1000, < 1/100) Rari (≥1/10000, < 1/1000) Molto rari (<1/10000)
Patologie del sistema emolinfopoietico     Linfoadenopatia Porpora trombocitopenica idiopatica  
Disturbi del sistema immunitario         Ipersensibilità
Disturbi del metabolismo e della nutrizione   Perdita dell’appetito Appetito aumentato    
Disturbi psichiatrici Disturbo del sonno Ansia Nervosismo Irritabilità Disordini dell’affettività Disordini della libido, cioè Libido aumentata Libido diminuita Depressione Paranoia Agitazione Stato confusionale Disorientamento Allucinazioni Incubi Sogni anormali Idea suicida, Tentato suicidio  
Patologie del sistema nervoso Cefalea Irrequietezza Vertigini Tremori Sonnolenza    
Patologie dell’occhio   Lacrimazione aumentata Visione annebbiata Irritazione oculare Fotofobia Tumefazione degli occhi Dolore oculare Tensione oculare    
Patologie dell’orecchio e del labirinto     Fastidio auricolare Dolore auricolare Tinnitus Vertigini    
Patologie cardiache   Palpitazioni Tachicardia Modifiche dell’ECG      
Patologie vascolari     FlebiteVampate di calore Flushing Fluttuazione della pressione sanguigna    
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche   Dolore toracico Congestione nasale Fastidio al naso Rinorrea Starnuti Dolore orofaringeo Disordini sinusali Dispnea Disfonia Tosse Epistassi Sbadiglio Muco aumentato    
Patologie gastrointestinali Dolori addominali Nausea e/o Vomito Diarrea Stipsi Flatulenza Emorroidi Bocca secca Ulcera    
Patologie epatobiliari     Anomalia nei test di funzionalità epatica* Aumento della bilirubina nel sangue* Epatiti*    
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo   Eritema Prurito Seborrea Acne Alopecia    
Patologie del sistema muscolo–scheletrico e del tessuto connettivo Mialgia Artralgia   Dolore muscoloscheletrico Dolore alle estremità Contrazioni muscolariDolore inguinale   Rabdomiolisi
Patologie renali e delle vie urinarie     Pollachiuria Disturbi alla minzione    
Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella   Alterazione della potenza erettile Eiaculazione ritardata   Priapismo  
Infezioni ed infestazioni     Herpes orale Dermatofitosi del piede    
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Astenia Sete Affaticamento Brividi Aumento dell’energia Iperidrosi Gonfiore ghiandolare Dolore Edema Piressia Sensazione di freddo alle estremità Sensazione di caldo Peso diminuito Peso aumentato Sindrome da astinenza  
Esami diagnostici     Pressione arteriosa aumentata Elettrocardiogramma anormale    
* Durante il trattamento può verificarsi un aumento delle transaminasi epatiche. In seguito all’interruzione di ANTAXONE le transaminasi ritornano ai livelli basali nell’arco di alcune settimane. Tossicodipendenza e abuso di droga: ANTAXONE è un antagonista puro degli oppiacei. Non induce dipendenza fisica o psicologica. Non si conoscono casi di tolleranza all’effetto antagonista sugli oppiacei. Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.

Gravidanza e allattamento

Gravidanza: non sono riportati studi adeguati e ben controllati sulle donne in stato di gravidanza, né è stato accertato se ANTAXONE influisca o meno sulla durata del parto. Dati relativi agli studi sugli animali hanno mostrato tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). I dati non sono sufficienti per stabilire una rilevanza clinica. Non è noto il potenziale rischio per l’uomo. Pertanto ANTAXONE deve essere usato in gravidanza soltanto quando il beneficio atteso giustifica il potenziale rischio per il feto. Allattamento: Non sono disponibili dati clinici sull’uso di naltrexone cloridrato durante l’allattamento. Non è noto se ANTAXONE o il 6–β–naltrexolo sia escreto attraverso il latte materno. L’allattamento al seno non è raccomandato durante il trattamento con naltrexone. Fertilità Studi su modelli animali che hanno utilizzato dosi elevate hanno mostrato segni di alterazioni sulla fertilità (vedere paragrafo 5.3).

Conservazione

Capsule: conservare a temperatura non superiore a 30°C. Soluzione orale: nessuna particolare.

About

Creato da Giuseppe Pipero.